sabato 26 ottobre 2013

Il "Profumo" dei soldi sull'acqua: come dimenticarsi di mancati investimenti e referendum.


Paghiamo 15 milioni di opere all'anno ma Iren ne vuol fare solo 10. E si sparano costi gonfiati per la gestione pubblica

Quello che si sta configurando a livello piacentino è un segnale che i cittadini dovrebbero temere. Controllori pubblici che accusano il gestore privato per mancati investimenti e poi in una metamorfosi kafkiana si ritrovano, a porte chiuse, con i vecchi amici che a questo punto, scampato il pericolo di azioni legali, concedono in dono all'amministrazione del territorio soldi non propri ma dei cittadini, facendone però sparire 5 milioni all’anno più il pregresso!
Dobbiamo, ancora una volta, chiedere spiegazioni: ci domandiamo per quali motivi dentro le porte "chiusissime" dell'Ufficio di Presidenza di Atersir si festeggi "lo scoppio della pace" quando Iren magicamente fa sparire 15 milioni in tre anni dalle tasche dei cittadini! Ricordiamo infatti che, grazie ai soldi versati con le bollette, il Piano d’Ambito prevede 15 milioni di investimenti per ogni anno. Iren offre invece 10 milioni all’anno per il triennio 2013-2015, cioè 15 milioni in meno del previsto! Senza contare almeno altri 12-15 milioni di mancati investimenti pregressi (2011-2012)! E pensare che se avessimo una gestione totalmente pubblica potremmo fare tutti gli investimenti pianificati, e risparmiare sul profitto che invece continuiamo a versare a Iren nonostante il referendum!
Ci chiediamo quindi cosa ci sia da festeggiare, e quali argomenti abbia utilizzato l’ex ministro Profumo per rendere entusiasti l’Ufficio di Presidenza di Atersir e il Presidente Trespidi, il quale solo poco tempo fa mostrava risoluto la lettera a Iren di minaccia di ricorso giudiziario per i mancati investimenti.
I cittadini dovrebbero poter partecipare alla gestione del bene comune acqua, e poter essere al corrente di quali scambi e accordi vengono fatti in questi incontri segreti! Invece si prosegue con incontri “blindati”, o quando va bene con finti percorsi partecipati che vengono palesemente pre-indirizzati. 
Percorsi come quello di giovedì 17 ottobre in Commissione Consiliare a Piacenza, in cui il Presidente della Commissione Bricchi (PD) nella sua introduzione tutt'altro che imparziale, come invece richiederebbe il suo ruolo istituzionale, ha affermato che una sentenza della Corte Costituzionale sancirebbe che a seguito del referendum il profitto non va eliminato del tutto, ma solo in parte! Lo invitiamo a citare il passaggio della sentenza in cui la Corte avrebbe scritto una cosa simile.  Lo stesso Bricchi ha inoltre affermato che per ripubblicizzare sarebbero necessari 90 milioni di euro! Assolutamente singolare che, a fronte di una richiesta di 30 milioni da parte dei vertici di Iren, i costi stimati dai nostri amministratori siano addirittura il triplo, e continuino a lievitare di settimana in settimana! Innanzitutto occorre ricordare che le reti sono di proprietà pubblica per legge: ad Iren vanno eventualmente corrisposte le quote relative agli investimenti non ancora ammortati, che Iren ha dovuto anticipare accendendo mutui presso le banche, che verranno ripagati con le bollette degli anni successivi. Basterebbe quindi che il nuovo gestore portasse avanti il piano degli investimenti, subentrando nei mutui accesi da Iren. Inoltre il fatto che vada indennizzato il vecchio gestore è tutt’altro che scontato, infatti sul parere giuridico che Atersir ha commissionato allo studio Bonelli Erede Pappalardo leggiamo che "Ad oggi né la normativa nazionale né tantomeno quella comunitaria prevedono l’obbligo di indennizzo in caso di subentro nella gestione del S.I.I." Tuttavia il parere legale suggerisce di avviare una trattativa con Iren, per corrisponderle i mancati ammortamenti. Il problema è che non si vuole avviare una negoziazione per ripubblicizzare il servizio idrico.
E’ sempre più palese che una parte dell'Amministrazione Comunale, tra cui l'assessore alle partecipate prof. Timpano, non ha minimamente intenzione di applicare il referendum (come invece promesso in campagna elettorale e nelle linee di mandato).
Crediamo che sia giunto il momento di isolare chi all’interno dell’Amministrazione continua a rinnegare la volontà popolare espressa dal referendum, le promesse elettorali e le stesse linee di mandato della coalizione!
Continuiamo a pretendere che in uno scatto d’orgoglio gli amministratori di tutto il territorio provinciale riescano a consegnarci una gestione pubblica e libera dalle logiche di profitto, nel rispetto della volontà referendaria, e invitiamo i cittadini a fare altrettanto e a contattarci per far sentire insieme la nostra voce.  acquapubblicapiacenza@gmail.com 


COMITATO ACQUA BENE COMUNE PIACENZA  -   FORUM  ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA

sabato 10 agosto 2013

Dalla parte di chi?

In questi giorni, circa 500 braccianti agricoli africani si sono stabiliti in un campo abusivo a Saluzzo per la raccolta della frutta.Precedentemente erano stati cacciati dalle autorità, ma vi hanno fatto ritorno, allacciandosi alla rete idrica comunale per far fronte al caldo torrido di agosto. Il comune ha prontamente tolto l’acqua al campo; ma, dopo una decisa protesta degli africani, ha concesso loro una fontana per bere (vietando di usarla per lavarsi o per pulire oggetti).
La reazione alla vicenda è stata la tipica indignazione per l’ostentazione di un’oscenità, lo scandalo creato dalla messa in mostra di ciò che doveva restare coperto. La manifestazione degli africani ha reso visibile qualcosa che si trovava nel “rimosso”, nell’invisibile. Il contenuto rimosso dell’Occidente è la necessità della povertà del terzo e quarto mondo al fine di mantenere un livello di alto benessere. Come sanno gli psicanalisti o quelli che conoscono i principi generali della materia, mettere il paziente di fronte al suo contenuto rimosso provoca una reazione di disagio, fastidio, repulsione, negazione. Sono state proprio queste le sensazioni avute da alcuni degli abitanti di Saluzzo che si sono trovati di fronte alla manifestazione. Il quotidiano online della provincia di Cuneo “targatocn.it” ha pubblicato una lettera di uno di loro, con il titolo “Il profondo senso di fastidio di un saluzzese per l’occupazione della rotonda (e gli insulti) da parte dei migranti”.
Il testo esordisce con il classico velo di ipocrisia, la negazione preventiva di razzismo, l’implicita dichiarazione d’amore verso il regime del puro e ingenuo ideale liberale:
Da sempre ritengo che ogni essere umano di buona volontà e di buoni costumi debba esser ben accolto in Italia
Poi, la vera e propria dichiarazione di razzismo:
Transitando nel tratto di strada appena richiamato però il sentire “Italia Razzista”, “Italiani Merda” e “Fuck You”… pronunciato da alcuni (non pochi ahimè) di questi, che mi sia permesso non posso considerare manifestanti, mi ha veramente urtato.
Spero le forze dell’ordine siano intervenute, personalmente, pur essendo le frasi indirizzate anche al sottoscritto, come a molti altri passanti “non di colore”, non ho ritenuto di far identificare i soggetti e querelare i medesimi, pur essendovene gli estremi…
Mi chiedo se sia civile un paese come il nostro, o semplicemente debole, per non dire stupido, quanti di noi (pur sperando che tali comportamenti all’estero i nostri connazionali li evitino se non altro per maggior senso di educazione) si sarebbero potuti permettere un simile comportamento in uno degli stati da dove queste persone provengono? Se non una reciprocità totale, essendo sicuramente lo sviluppo delle diverse nazioni non omogeneo, almeno l’esigere rispetto per il paese che “Ti ospita” credo sia un atto dovuto.
I manifestanti non sono considerati tali, perché non hanno il diritto di essere arrabbiati né di usare violenza verbale. Eppure, bisognerebbe notare che il costante sforzo della comunità locale per rimuovere (in tutti i sensi) gli africani ha fatto dell’esplosione rabbiosa l’unico modo per raggiungere il piano della visibilità. È con l’occupazione della rotonda che hanno potuto dire “ci siamo anche noi, abbiamo la nostra dignità”; il fastidio di alcuni cittadini è la prova della presenza di un nuovo soggetto, che occupa spazio e reclama un suo diritto (in questo caso, quello dell’acqua).
L’argomentazione della “mancata reciprocità” è tipica del razzismo: se un tale comportamento, tenuto da alcuni italiani in uno dei loro stati, non è tollerato, perché noi dovremmo tollerare le loro intemperanze a casa nostra? Se lo facciamo, dimostriamo di essere una civiltà superiore; se non lo facciamo, siamo quantomeno nel giusto (della legge del taglione). Questa argomentazione potrebbe avere un senso se le condizioni di partenza dei gruppi in questione fossero uguali. Ma è ovvio che non è così: gli italiani non manifesteranno mai in Namibia per avere dell’acqua; al contrario, la povertà estrema di alcuni immigrati è una condizione sufficiente per venire a reclamare dell’acqua in Italia, senza dimenticare il fatto che il nostro tenore di vita è possibile grazie allo stato di povertà in cui si trova 2/3 del pianeta. Quindi, prima di esigere rispetto per il paese che ospita, ci si dovrebbe preoccupare di garantire il rispetto per la dignità delle persone, a partire dall’acqua.
Sarebbe bene pertanto che queste persone ( sia i manifestanti che quegli altri) prima di pretendere dall’Italia casa e soldi, provassero ad offrire qualcosa alla nostra nazione…
Riterrei giusto fossero puniti coloro che approfittano della situazione di certi immigrati, sicuramente soggetti deboli, almeno nel periodo iniziale della permanenza in Italia, ma al contempo che fossero allontanati, con provvedimenti certi ed efficaci, tutti coloro che in Italia son giunti, non per lavorare, ma per cercare di esser “assistiti” o peggio per vivere (volontariamente) ai margini della società!
In queste righe è condensato l’ottimo risultato raggiunto dalla mistificazione ideologica liberalista: la richiesta di usufruire dell’acqua pubblica da parte di regolari immigrati africani, impiegati come forza lavoro nei campi, diventa la pretesa di “casa e soldi” di chi non offre niente alla nazione; l’intenzione di diventare a pieno titolo soggetti portatori di diritti viene ideologicamente distorta e tradotta nell’intenzione di “vivere volontariamente ai margini”. Sono questi gli occhiali deformanti con cui gli europei giudicano la propria società.
Il corrispettivo visibile di questa oscenità venuta fastidiosamente alla luce è l’indignazione pubblica per le discriminazioni etniche: dalla solidarietà al ministro Kyenge per i comportamenti di alcuni esponenti della Lega Nord all’indignazione per i cori razzisti negli stadi, un velo di retorica ipocrita nasconde il razzismo brutale che regge le fondamenta del benessere capitalista. Da un lato si penalizza chi insulta il nero, dall’altro si chiude il rubinetto dell’acqua in pieno agosto a dei lavoratori africani senza alloggio, cercando di allontanarli il più possibile dal terreno dell’esistente. Rendendo invisibile la violenza strutturale, di sistema, e condannando pubblicamente la violenza “soggettiva” (l’intolleranza di alcuni tifosi, gli insulti razzisti di singoli individui, ecc.), l’attuale società capitalista può farsi accettabile e può perfino assumere l’aspetto (profondamente illusorio) del pacifismo, della tolleranza e dell’uguaglianza, mistificando così l’inconfessabile verità: le esplosioni di violenza “soggettiva” sono un prodotto dello stesso sistema che le condanna.

domenica 4 agosto 2013

Pinocchio della cola

La filiale italiana delle multinazionale Usa riconosce alle Regioni poche decine di migliaia di euro in cambio dell'acqua che utilizza per produrre bevande, oltre 2.4 miliardi di litri. Una vicenda che ci riguarda da vicino: uno degli stabilimenti Coca Cola, infatti, è ad Oricola teatro, tra l’altro, di aspre battaglie del lavoratori per evitare i previsti esuberi.

Altreconomia ha scoperto la “formula segreta” della Coca-Cola: la bevanda più famosa al mondo è fatta d'acqua, e questo ingrediente chiave costa quasi “zero” alla multinazionale. L'acqua di falda, anche di quella profonda e di ottima qualità, può essere prelevata in cambio di un canone demaniale.

Il principale stabilimento di Coca-Cola HBC Italia, 1,099 miliardi di euro di fatturato nel 2012, quello di Nogara, in provincia di Verona, può prelevare oltre 1,25 miliardi di litri d'acqua in cambio di un canone annuo di 13.406 euro alla Regione Veneto. Quello di Gaglianico (Bl), in Piemonte, è di 3.647 euro per 660 milioni di litri. In Abruzzo, derivare una portata di 50 litri al secondo dalla falda profonda costa circa 15mila euro all'anno. Ecco che cosa rende davvero light la Coca-Cola.

E grazie alla compravendita del concentrato (l'ingrediente che trasforma l'acqua in Coca-Cola), parte del reddito prodotto in Italia viene trasferito alla casa madre, The Coca-Cola Company. Una società che ha uffici da Atlanta ma sede fiscale in Delawere, Stato Usa dalla fiscalità agevolata. E che ha chiuso il 2012 con un fatturato di 48 miliardi di dollari e ben 9 miliardi di utili.

Sullo sfondo dell'inchiesta presentata da Luca Martinelli nel video restano le vertenze sindacali negli stabilimenti di Nogara (Vr) ed Oricola (Aq), legati al piano di ristrutturazione aziendale che prevede 355 esuberi in tutta Italia.

sabato 3 agosto 2013

Quando il sindaco è in conflitto......forse di interessi


Ci vogliamo occupare di alcune dichiarazioni del ns. sindaco che unite alle strane modalità scelte per i percorsi partecipati non ci trovano d'accordo.........


Piano regionale dei rifiuti, Dosi: "L'orizzonte temporale dell'impianto di Tecnoborgo é ben più lungo rispetto al 2020

«Per essere chiari, l'orizzonte temporale dell'impianto di Tecnoborgo é ben più lungo rispetto al 2020.
 Si tratta di impianti su cui é in corso un processo di ammortamento finanziario e, nello stesso tempo, con una vita utile fortemente condizionata dagli interventi di manutenzione straordinaria ed ordinaria, che sono stati sempre molto intensi nell'impianto di Borgoforte. 
Sarebbe uno spreco insostenibile il sottoutilizzo dell'impianto e la sua chiusura non può essere affrontata facendo partire oggi un inutile conto alla rovescia».



Vorremmo ricordare che la normativa europea prevede una soluzione temporale diversa e che per il principio della sussidiarietà il ns. beneamato si ritroverà a gestire qualche patata in più.
Iniziare invece a discutere della dismissione o della riconversione è così difficile?

martedì 25 giugno 2013

Unendo le nostri mani.....con il sorriso

Monte Amiata 10-14/07, incontro nazionale di comitati e movimenti
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LA LEVA DI ARCHIMEDE
Sul Monte Amiata per rimetterci in comune: come costruire la nostra leva?

Dal 10 al 14 Luglio, intendiamo costruire un incontro  nazionale sul monte Amiata, un momento in cui confrontarsi tra differenti battaglie per la difesa del territorio e la riappropriazione dei beni comuni, un' occasione per costruire un processo collettivo di confronto, oltre che un appuntamento per sostenere la lotta territoriale in Amiata contro la geotermia.
  

La crisi è il pane quotidiano delle nostre giornate. Ma siamo di fronte ad una crisi o ad una nuova e più aggressiva fase di accumulazione della ricchezza nelle mani di pochi? Una nuova fase in cui questo Stato ed il blocco economico-politico dominante compiono costanti imposizioni nei confronti degli individui e delle comunità. Questo è  il nuovo assetto che governa le nostre vite basato su un saccheggio sistematico che produce costante erosione della ricchezza sociale e dei diritti conducendo alla precarietà e alla povertà, individuale e sociale. Un modello destinato ad aggredire i territori con sempre maggior violenza e ad utilizzare strumenti come le privatizzazioni e la finanziarizzazione per saccheggiare beni e servizi comuni. In Italia come in Grecia, Turchia, Brasile e via dicendo.

Su questi temi nel nostro paese si è aperto un importante fronte di resistenza, duraturo, radicato e radicale che, a sua volta, ha consentito di costruire  una prospettiva alternativa sulla gestione dei territori, i meccanismi partecipativi e gli strumenti di finanza, accompagnato anche da un ragionamento di indirizzo normativo. Le battaglie a difesa dei territori e dei beni comuni rappresentano uno dei più importanti ostacoli all'aggressione dei processi di  privatizzazione e finanziarizzazione.
Sono relazioni ed alleanze che si pongono su un piano avanzato, innovativo, passando dalla posizione di trincea ad un vero e proprio rilancio di alternative e di nuovi assetti economici e sociali.
Il referendum sull'acqua è stato vinto nel 2011 grazie alla capacità di costruire un'alleanza sociale dal basso che ha dettato una nuova agenda e imposto all'opinione pubblica il tema dei beni comuni, oggi scippato e vituperato dai partiti politici e non solo, ma non per questo svuotato di significato.

Un'agenda che ha al centro, in maniera ogni giorno più stringente, la questione della democrazia. Ovvero chi decide sul futuro dei nostri territori e delle nostre vite e come costruire nuovo modelli di organizzazione sociale ed economica che pongano al centro le comunità e la loro partecipazione diretta alle decisioni. Ma per aprire questo spazio politico è necessario trovare strategie comuni per contrastare la finanziarizzazion dei beni comuni, delle risorse naturali e dei territori e la rottura democratica che questo comporta, dettata dalle dinamiche di un nuovo e più aggressivo capitalismo improntato sulla speculazione sui beni collettivi necessari alla vita.

La proposta di quest'incontro nasce dalla necessità di condividere riflessioni, esperienze, prospettive e strategie con movimenti e comitati che oggi stanno lottando in questa prospettiva. Non intendiamo creare nessun nuovo contenitore, rete o movimento dei movimenti, né tanto meno offrire un'occasione elettorale a  nessuno. Quello che proponiamo è costruire un'opportunità per delineare nessi e punti in comune in cui riuscire ad individuare alcune azioni coordinate. Ci piacerebbe fare uno sforzo di astrazione dalle singole esperienze per fare un passo in avanti tutti/e insieme. Vorremmo costruire una leva collettiva per sollevarci da quelle imposizioni che schiacciano le nostre vite e i nostri territori ribaltando il profitto generato sulle nostre vite.

Un incontro nazionale che possa essere propulsore di un ragionamento, ma anche un sostegno concreto alle battaglie contro le bugie della green economy finanziarizzata, incarnate bene dalla geotermia sull'Amiata che produce morte, prosciuga uno dei bacini idrici più grandi d'Europa, garantisce  profitto all'ENEL e che inquina la democrazia nel territorio. Una vertenza emblematica in cui l'energia è il fulcro dello scontro tra due visioni: mercato contro diritti, merce contro bene comune.
Una storia simile a tante altre nei nostri territori.
Da qui intendiamo ripartire per difendere i beni comuni e riprenderci il futuro.

Tutti in tenda sul Monte Amiata!

Coordinamento SOS Geotermia - Forum Italiano Movimenti per l'Acqua - Rete StopENEL - Forum Contro le Grandi Opere Inutili e Imposte