Nell' ultimo consiglio locale di Atersir ci sono stati alcuni momenti divertenti.Li definisco in questo modo perchè,da spettatore pagante,tutto mi sarei aspettato salvo quello che ho visto e ascoltato.
Partiamo dal Ns. sindaco:Dosi con dovizia di particolari ha, ancora una volta, espresso il tantra che l' acqua è pubblica e lo sarà sempre...quindi Noi paghiamo solo il servizio di adduzione e di depurazione e non l' acqua.Ora il consumo non dovrebbe entrare in bolletta (l' acqua è pubblica) ed invece scopriamo che chi più consuma più paga.Scopriamo anche e lo vorremmo dire a Dosi che l' ente che gestisce il Servizio è una SpA di nome Iren e che il comune di Piacenza possiede alcune quote di questa società;sarà forse per questo motivo che l' azione legale nei confronti di Iren per 4 milioni di mancati investimenti (tranquilli abbiamo pagato Noi) è stata bruscamente interrotta.Queste cose sono risapute??Non sembra viste le domande dei sindaci dei comuni della provincia che in buona sostanza ,essendo molti appena stati eletti,cadono letteralmente dal pero:non sanno degli studi di fattibilità,alcuni chiedono spiegazioni,altri sostengono che le gare significano solo corruzione e spreco di denaro pubblico oppure vogliono gestire in maniera autonoma l' acqua e i rifiuti dei loro comuni.Qualcosa non ha funzionato nella comunicazione si affretta a dire Dosi ma dalla sala spunta la voce del padrone/Timpano; con solerte saggezza liquida il clima di parziale sconcerto con frasi lapidarie e senza possibilità di contraddittorio:lo studio di fattibilità c'è e non serve altro, i soldi non ci sono quindi unica soluzione una gara europea.Tutti rinfrancati da cotanto ardire e nessuno che chieda i costi di una simile operazione?Niente.Arriva poi il turno degli uomini Atersir....tutti hanno un problema:se entro settembre non si trova una soluzione si rischia il commissariamento Regione e poi Stato quindi dopo aver perso alcuni anni chiedono di decidere entro una settimana perchè la poltrona è comoda.....
Fine primo tempo.....
venerdì 17 aprile 2015
lunedì 16 marzo 2015
Scelte.....
LETTERA APERTA AI SINDACI
Gent.mo/a Sindaco/a,
lo scorso 17 febbraio, un martedì, a Reggio Emilia è stato presentato uno studio di fattibilità che ha chiarito la possibilità di ripubblicizzare la gestione dell'acqua a costo zero per i Comuni!
Oggi 17 marzo, martedì, Lei, con i suoi colleghi, sarà chiamato/a a dare il via libera definitivo all'ipotesi di privatizzazione della gestione di SII e rifiuti tramite una società mista (più privata che pubblica), perché a Piacenza, senza aver fatto un vero studio di fattibilità economico-finanziaria sulla ripubblicizzazione, si è deciso che la gestione pubblica è impossibile.
Come amministratore, soprattutto se di un comune con una popolazione ridotta, in buona parte decentrata rispetto al capoluogo e a maggioranza di anziani, le chiediamo di riflettere un attimo su cosa sta comportando per i suoi concittadini l'entrata in Borsa della privatizzanda Poste Italiane, e prima ancora la privatizzazione dei trasporti pubblici su gomma e su rotaia, ed agli svantaggi di una gestione sempre più privatistica della sanità.
D'altronde Lei ha ragioni da vendere che giustificano la sua scelta: con le informazioni in suo possesso ogni altra decisione era più rischiosa e controproducente (ipotesi in house), o troppo glamour per passare inosservata (ipotesi gara europea).
Ci permettiamo di ricordarLe però che lo studio commissionato da AGAC ad Agenia Consulting per la analoga realtà di Reggio Emilia dimostra la possibilità di finanziare sia l'indennizzo al gestore uscente sia il piano dei finanziamenti, totalmente mediante un prestito bancario, e dimostra altresì la sostenibilità dei ricavi dalle tariffe a far fronte alla restituzione del prestito, a costo zero per i Comuni e senza aggravi tariffari.
Infatti a Reggio Emilia si sta mettendo a punto un piano economico per la ripubblicizzazione che prevede un finanziamento bancario dell'intero ammontare di 125 milioni (102 per l'indennizzo ad Iren e 20-25 per il primo anno di gestione), mentre le entrate tariffarie consentiranno, nei 25 anni di concessione, di ripagare il debito senza alcun esborso da parte dei Comuni.
Era quello che chiedevamo venisse fatto anche per Piacenza.
Ora, viste le analogie con la situazione reggiana e con quella di Gorizia, che anni fa ha portato a termine un percorso molto simile, noi crediamo che i risultati di questo studio valgano nella sostanza anche per la nostra provincia.
Ritiene Lei accettabile che su una scelta che condizionerà la qualità e il costo di servizi così essenziali per i prossimi 25-30 anni, i Sindaci e gli Amministratori vengano chiamati a ratificare un'unica ipotesi sul tavolo senza tenere conto di questi risultati, ma anzi avendo scartato a priori l'ipotesi di una gestione pubblica che attuasse l'esito referendario?
Ebbene, chiediamo a Lei e ai suoi colleghi se intendete assumervi di fronte ai cittadini la responsabilità di legittimare una scelta calata dall'alto e presentata come l'unica possibile, anche dopo che lo studio presentato a Reggio Emilia ha chiarito la possibilità di attuare l'esito referendario a costo zero per i Comuni.
Ci auguriamo che, anziché avventurarsi in gare a doppio oggetto o in gare europee, che comporterebbero comunque rischi e costi notevoli, si colga quest'ultima occasione per attuare finalmente la volontà popolare, dando il via ad un progetto di fattibilità economico-finanziaria sulla gestione in house del SII, già più volte richiesto anche da diversi amministratori nonché dal Comune di Pontenure.
Grazie per l'attenzione.
Il Comitato Acqua Bene Comune di Piacenza
Il Comitato Acqua Pubblica Val d'Arda
Gent.mo/a Sindaco/a,
lo scorso 17 febbraio, un martedì, a Reggio Emilia è stato presentato uno studio di fattibilità che ha chiarito la possibilità di ripubblicizzare la gestione dell'acqua a costo zero per i Comuni!
Oggi 17 marzo, martedì, Lei, con i suoi colleghi, sarà chiamato/a a dare il via libera definitivo all'ipotesi di privatizzazione della gestione di SII e rifiuti tramite una società mista (più privata che pubblica), perché a Piacenza, senza aver fatto un vero studio di fattibilità economico-finanziaria sulla ripubblicizzazione, si è deciso che la gestione pubblica è impossibile.
Come amministratore, soprattutto se di un comune con una popolazione ridotta, in buona parte decentrata rispetto al capoluogo e a maggioranza di anziani, le chiediamo di riflettere un attimo su cosa sta comportando per i suoi concittadini l'entrata in Borsa della privatizzanda Poste Italiane, e prima ancora la privatizzazione dei trasporti pubblici su gomma e su rotaia, ed agli svantaggi di una gestione sempre più privatistica della sanità.
D'altronde Lei ha ragioni da vendere che giustificano la sua scelta: con le informazioni in suo possesso ogni altra decisione era più rischiosa e controproducente (ipotesi in house), o troppo glamour per passare inosservata (ipotesi gara europea).
Ci permettiamo di ricordarLe però che lo studio commissionato da AGAC ad Agenia Consulting per la analoga realtà di Reggio Emilia dimostra la possibilità di finanziare sia l'indennizzo al gestore uscente sia il piano dei finanziamenti, totalmente mediante un prestito bancario, e dimostra altresì la sostenibilità dei ricavi dalle tariffe a far fronte alla restituzione del prestito, a costo zero per i Comuni e senza aggravi tariffari.
Infatti a Reggio Emilia si sta mettendo a punto un piano economico per la ripubblicizzazione che prevede un finanziamento bancario dell'intero ammontare di 125 milioni (102 per l'indennizzo ad Iren e 20-25 per il primo anno di gestione), mentre le entrate tariffarie consentiranno, nei 25 anni di concessione, di ripagare il debito senza alcun esborso da parte dei Comuni.
Era quello che chiedevamo venisse fatto anche per Piacenza.
Ora, viste le analogie con la situazione reggiana e con quella di Gorizia, che anni fa ha portato a termine un percorso molto simile, noi crediamo che i risultati di questo studio valgano nella sostanza anche per la nostra provincia.
Ritiene Lei accettabile che su una scelta che condizionerà la qualità e il costo di servizi così essenziali per i prossimi 25-30 anni, i Sindaci e gli Amministratori vengano chiamati a ratificare un'unica ipotesi sul tavolo senza tenere conto di questi risultati, ma anzi avendo scartato a priori l'ipotesi di una gestione pubblica che attuasse l'esito referendario?
Ebbene, chiediamo a Lei e ai suoi colleghi se intendete assumervi di fronte ai cittadini la responsabilità di legittimare una scelta calata dall'alto e presentata come l'unica possibile, anche dopo che lo studio presentato a Reggio Emilia ha chiarito la possibilità di attuare l'esito referendario a costo zero per i Comuni.
Ci auguriamo che, anziché avventurarsi in gare a doppio oggetto o in gare europee, che comporterebbero comunque rischi e costi notevoli, si colga quest'ultima occasione per attuare finalmente la volontà popolare, dando il via ad un progetto di fattibilità economico-finanziaria sulla gestione in house del SII, già più volte richiesto anche da diversi amministratori nonché dal Comune di Pontenure.
Grazie per l'attenzione.
Il Comitato Acqua Bene Comune di Piacenza
Il Comitato Acqua Pubblica Val d'Arda
lunedì 29 dicembre 2014
Acqua pubblica, in Emilia la Cgil difende la multiutility. Comitati: “Iren ha fallito”
A Reggio Emilia il percorso avviato da anni per la pubblicizzazione
dell’acqua divide Cgil e Comitato provinciale reggiano Acqua bene
comune. La città emiliana dopo il referendum del 2011 ha imboccato la
strada per la costituzione di una società in house per la gestione del
servizio idrico, uscendo dalla multiutility Iren. Un processo da sempre
sostenuto da Cgil nazionale e non ancora terminato, ma su cui ora Cgil
regionale sembra avere ripensamenti. Proprio pochi giorni fa infatti il
sindacato ha auspicato una maggiore autonomia per l’azienda che offre
servizi pubblici a Reggio Emilia, Parma e Piacenza,
definendo però i processi aggregativi tra le utility come la strada
giusta per investimenti e miglioramento dei servizi, e chiedendo allo
stesso tempo anche di ritornare a un radicamento nel territorio. A
denunciarlo è il comitato Acqua bene comune: “Leggere sulla stampa che ‘la Cgil regionale
è contraria al processo di ripubblicizzazione dell’acqua avviato a
Reggio’, ci disorienta a dir poco” spiegano dal comitato. “Piuttosto che
a procedere con la ripubblicizzazione dell’acqua, si invitano i sindaci
a ‘riflettere fino in fondo sull’esperienza Iren, invitandoli a restare
in Iren stessa chiedendo una maggiore autonomia attraverso il rilancio
di Iren Emilia, oggi una scatola vuota”.
fonte Il Fatto Quotidiano.
Un cambio di rotta che il comitato fatica a interpretare, proprio ora
in cui la battaglia promossa dai cittadini punta non solo contro le
multiutility e Iren, ma anche contro il progetto delle maxiutility
previsto dallo Sblocca Italia e dalla Legge di stabilità.
Dopo il presidio contro la buonuscita da 900mila euro all’ad Nicola De
Sanctis, che aveva portato sotto il Comune reggiano oltre 300 persone, è
nato il tavolo “No maxiutility, sì ripubblicizzazioni” che riunisce
comitati cittadini per l’acqua e i rifiuti, Anpi, Cisl, Cgil e
Federconsumatori. Nella città per anni guidata dal sottosegretario Graziano Delrio,
che aveva portato alla creazione della multiutility Iren, i cittadini
fanno sentire la propria contrarietà alla gestione privata dei beni
comuni, dall’acqua ai rifiuti. “Il modello Iren è fallito dal punto di
vista industriale e finanziario, e soprattutto non risponde ai bisogni
dei cittadini” spiega Francesco Fantuzzi, del comitato. “Il paradosso –
continua – è che gli amministratori che anni fa ci hanno portato a Iren,
ora spingono per la fusione con altre società”.
Maxiutility quotate in borsa e in cerca di profitto al posto delle
multiutility, che però per i cittadini hanno già fallito. Al centro del
percorso c’è la ripubblicizzazione dell’acqua, come espresso dal
referendum, con aziende di diritto pubblico che non seguano logiche di
profitto. A Reggio Emilia si lavora per questo, anche
se la strada è tortuosa e ostacolata dalla burocrazia: “La politica deve
imporsi, perché il prezzo non può essere stabilito da Iren – spiega
Fantuzzi – L’acqua non è un bene di mercato, il prezzo non può farlo una
società basandosi sui costi”. La strategia è cambiare mentalità, anche
sul tema dei rifiuti, che vanno considerati beni comuni. Il nuovo
soggetto, politico ma apartitico, è stato presentato nei giorni scorsi e
si stanno raccogliendo nuove adesioni tra i cittadini, ma l’appello è
soprattutto alla politica: “Vogliamo che i sindaci si esprimano –
aggiunge Fantuzzi – che dicano da che parte stanno sulla gestione
rifiuti e acqua”.fonte Il Fatto Quotidiano.
giovedì 18 dicembre 2014
Iren Hera rubbano?
I Comitati acqua bene comune dell'Emilia Romagna sulla recente presa di posizione su Iren della
Cgil Emilia Romagna.
A pochi
giorni dallo sciopero generale e delle manifestazioni del 12 dicembre 2014 di
CGIL e UIL, alle quali hanno partecipato i Comitati Acqua Bene Comune Emilia
Romagna in modo pubblico e visibile, ci riteniamo in dovere di esprimere il
nostro dissenso sulle conclusioni alle quali la CGIL Emilia Romagna giunge dopo
una analisi e alcune considerazioni condivisibili su IREN ed il suo ruolo nella
gestione dei servizi Pubblici Locali.
La Cgil
nazionale e diverse strutture territoriali fra le quali anche la CGIL Emilia
Romagna e numerose Camere del Lavoro, dopo il Referendum del 2011 (che aveva
contribuito a promuovere) prese posizione a favore della gestione pubblica
dell’acqua, con aziende di diritto pubblico e fuori da logiche di profitto. La
Camera del lavoro di Reggio, in occasione del recente congresso, ha confermato
questo orientamento esprimendosi favorevolmente alla decisione dei sindaci di
scorporare il Servizio Idrico da Iren e procedere al suo affidamento in provincia di Reggio ad
un’Azienda Speciale di diritto pubblico. Leggere quindi sulla stampa che “La
Cgil regionale è contraria al processo di ripubblicizzazione dell’acqua avviato
a Reggio”, ci disorienta a dir poco.
Nel
comunicato della Cgil regionale leggiamo anche cose condivisibili:
l’indignazione per la vicenda del “dimissionamento” dell’Amministratore
Delegato e la critica a diversi aspetti cruciali del “modello Iren”, ma poi si
invitano i sindaci, piuttosto che a procedere con la ripubblicizzazione
dell’acqua, a “riflettere fino in fondo sull’esperienza Iren”, invitandoli a
restare in Iren stessa chiedendo una
maggiore autonomia attraverso il rilancio di Iren Emilia (equivalente all’ex-Enia: Reggio Emilia,
Parma e Piacenza), oggi una scatola vuota.
A parte
l'imprecisione di considerare equivalenti le decisioni dei sindaci Reggiani
(Azienda Speciale Pubblica) presa dopo una impegnativa e ricca istruttoria
pubblica e quella dei Sindaci Piacentini assunta contro la maggioranza
referendaria e le associazioni (Azienda mista pubblico-privata a maggioranza
privata) - la verosimiglianza di questa proposta è molto opinabile, ci pare del
tutto contradditorio invocare la ri-territorializzazione dei servizi, ma allo
stesso tempo dirsi “convinti che continuare i processi aggregativi tra le
multiutility, privilegiando la costituzione di grandi aziende multi servizi,
sia la strada giusta”. In tutta la regione è forte la contestazione al modello
delle multiutility quotate in borsa ad esempio a Reggio Emilia è nato un
“Tavolo NO Maxiutility, SI ripubblicizzazioni”, trasversale e apartitico, a cui
aderisce anche il Comitato Acqua Bene Comune, proprio per contrastare quel
processo di concentrazione ulteriore attraverso fusioni, verso cui il Governo
ci sta spingendo, che rappresenterà la definitiva perdita secca di autonomia e
di sovranità da parte dei sindaci. Altro che “strada giusta” !
Beninteso,
non tutte le gestioni pubbliche sono esemplari, soprattutto quando viziate da
clientelismo o eccessivamente frammentate, ma è inaccettabile (perchè
semplicemente falso) il principio aprioristico per cui più è grande il gestore,
maggiore è l’efficienza del servizio.
Esistono gestori interamente
pubblici, indipendenti dalle grandi multiutiltiy, a Nord come a Sud, che
gestiscono l’acqua e i rifiuti (da soli o insieme) in modo ineccepibile, nell’interesse dei cittadini e dell’ambiente e fuori da logiche di
profitto.
E'
da tempo che i Comitati acqua bene comune chiedono una riflessione sul modello
incarnato da HERA ed IREN nella nostra regione.
A
nostro avviso il progetto di arrivare progressivamente a concentrare la
gestione dei Servizi Pubblici Locali (SPL) nelle mani di pochissimi
soggetti gestori: le grandi multiutility
quotate in borsa (Hera, Iren, Acea e A2A), che si spartiranno tutto il
territorio nazionale per poi magari essere assorbite a loro volta dalle grandi
multinazionali, è inaccettabile.
Proprio
perché i vizi capitali di questi soggetti
sono ormai sotto gli occhi di tutti (anche della Cgil regionale): indebitamento
patologico – spesso praticato per garantire alti dividendi agli azionisti
pubblici e privati - , aumento delle tariffe, mancanza di trasparenza – in
ossequio alle logiche della Borsa come ci ricorda la Funzione Pubblica CGIL che apre una causa per
comportamento antisindacale contro IREN - , criteri inaccettabili di
remunerazione del top management, incompatibilità ambientale, riduzioni del
personale, appalti al massimo ribasso, finanziarizzazione spinta...
Come
si fa a dire che si migliora il profilo industriale della gestione dei servizi
solo attraverso la crescita dimensionale dell'impresa; e quale è la dimensione
ottimale? Studi indipendenti dicono che il massimo di efficacia nella gestione
del servizio idrico lo si ha per bacini attorno al mezzo milione di utenti con
gestione monoutility e che anche le economie di scala non funzionano più
superata una certa soglia dimensionale. Per non dire del rapporto col
territorio che richiede modelli di governance incardinati sui comuni con una
logica di prossimità che tenga assieme capacità di governo e architetture
tecnico-professionali. Ci sarà un motivo legato alla forma societaria – SPA
quotate in borsa – per cui gli obiettivi di profitto e di rendita finanziaria
diventano un ostacolo insormontabile al miglioramento del servizio, alla tutela
dell'ambiente, alla realizzazione degli investimenti necessari a quel
territorio, al contenimento delle bollette ed alla democrazia (nel lavoro,
nelle relazioni sindacali e nel governo del territorio)
Ma
soprattutto, cedere i Servizi Pubblici Locali a questi soggetti significa per i Comuni rinunciare definitivamente alla loro sovranità, al
controllo del loro territorio e al rapporto diretto con i loro cittadini (che
non recupereranno certo attraverso una sub-holding regionale o con aziende come
HERA in continua crescita dimensionale e che hanno cancellato le Società
operative territoriali e divisionalizzato il servizio ). Non è
questo che vogliamo per il territorio dell'Emilia Romagna.
Insistiamo quindi perché venga portato a
termine prima possibile il processo di ripubblicizzazione dell’acqua e perché
si apra un percorso analogo anche per la gestione dei rifiuti a Reggio Emilia,
ed in tutta l'Emilia Romagna.
La
partecipazione dei cittadini e dei
lavoratori del servizio dovrà avere un ruolo fondamentale, non
solo per cercare le migliori soluzioni organizzative, tariffarie e ambientali,
ma per garantire la trasparenza della gestione e sottrarla a logiche
clientelari, a partire dai criteri di nomina e di remunerazione del Consiglio
di Amministrazione e degli organi di controllo.
Chiediamo
quindi alla CGIL Emilia Romagna, un supplemento di discussione, anche
attraverso uno specifico incontro con i Comitati Acqua Bene comune Emilia
Romagna, al fine di chiarire le rispettive posizioni, e speriamo anche per
trovare punti sostanziali di convergenza su obiettivi comuni a partire dal
contrasto alle misure del Governo nella Legge di Stabilità e nello Sblocca
Italia
I Comitati Acqua Bene
Comune Emilia Romagna
martedì 2 dicembre 2014
La Spinta
Oggi BIANCO nuovo AD di Iren
Sostituisce De Sanctis dopo un'ampia consultazione democratica e partecipativa (?) fra tre sindaci.De Sanctis lascia con "soli" 950.000 euro di buonuscita per 17 mesi di duro lavoro
Intanto crescono gli utili di Iren, mentre gli investimenti languono e il diritto all'acqua continua a essere negato
Come largamente anticipato dalla stampa, "il “Comitato dei Sindaci” – composto da Marco Doria, Sindaco di Genova, Piero Fassino, Sindaco di Torino e Luca Vecchi, Sindaco di Reggio Emilia – ha unanimemente designato Massimiliano Bianco quale nuovo Amministratore Delegato" di Iren SpA (dal Comunicato Iren del 27 novembre).
Il CDA di Iren ratificherà la nomina , lunedì 1 dicembre. Massimiliano Bianco sostituirà Nicola De Sanctis, che peraltro continuerà a lavorare per Iren.
De Sanctis riceverà, per essere stato 17 mesi AD di Iren, una buonuscita di 950.000 euro lordi. Inoltre potrà continuare a lavorare per Iren fino al 31 dicembre 2015, con il compenso di 400.000 € annui. Non si può dire che questi top-manager non sappiano condurre gli affari, specialmente quando si tratta dei propri.
Gli succede Massimiliano Bianco, che si dice sia stato dimesso l'anno scorso dall'acquedotto pugliese, di cui era direttore, a seguito di una indagine della Guardia di Finanza su alcuni rimborsi consistenti in “pranzi, cene, trasferte e acquisti di mobili”, concessi a Ivo Monteforte, ex amministratore unico dell’Acquedotto Pugliese. Nominato nel 2012 dalla Regione Puglia, Monteforte venne rimosso dall’incarico a seguito della conversione illegittima del rapporto di lavoro di Bianco - da otto anni alla dirigenza dell’AQP - passato da tempo determinato a tempo indeterminato. A disposizione dell’ex direttore Bianco- così leggiamo su un quotidiano - una Audi A6 aziendale, una casa in fitto nel Murattiano, pur risiedendo a pochi chilometri da Bari, ovvero a Gioia, ed uno stipendio di 237 mila e 900 euro lordi annui, oltre a 48mila euro di premio di produzione.
Forse per questi meriti Bianco (ma il condizionale è d'obbligo) sarebbe stato ricompensato con la presidenza di Federutility, l'associazione delle società che gestiscono servizi pubblici, e ora diventa capo azienda di Iren.
Come comitati non possiamo fare a meno di rilevare l'opacità e l'antidemocraticità di scelte così importanti affidate alla trattativa tra tre sindaci, due della stessa parte politica, il terzo come lo fosse. La stessa parte politica che ha creato Iren e usa le istituzioni per incrementare le fortune del partito-azienda.
Perfino i Consigli Comunali sono esclusi dalle decisioni più importanti, figurarsi i cittadini! L'unica "partecipazione" che funziona è quella con le lobby.
Intanto il Parlamento, dominato dalle suddette lobby politico-affaristiche, ha bocciato la norma che impediva i distacchi dell'acqua. Famiglie con bambini possono restare senz'acqua, l'importante è salvaguardare i dividendi di Iren e le buonuscite dei manager. Il prezzo dell'acqua continua a salire, gli utili e i dividendi di Iren ad aumentare, mentre gli investimenti sono fermi.
La legge regionale di iniziativa popolare, che applica (per quanto possibile) in ambito ligure le decisioni del referendum 2011, dopo nemmeno due mesi dal lancio della campagna, e nonostante le alluvioni, ha ormai quasi raggiunto le 5.000 firme necessarie.
Restano ancora quattro mesi di tempo ai cittadini per firmare ai banchetti oppure presso la segreteria comunale.
Facciamo sentire la nostra voce. Oggi con le firme, domani con gli altri e più efficaci mezzi che questa democrazia, ancorché traballante, mette ancora nostra disposizione.
Genova, 1 dicembre 2014 Comitato Acqua Bene Comune - Genova
giovedì 16 ottobre 2014
“Blocca lo Sblocca Italia”, difendi la tua terra!
Un attacco all’ambiente senza
precedenti e definitivo: è il cosiddetto Decreto “Sblocca Italia” varato dal
Governo Renzi il 13 settembre scorso. Un provvedimento che condanna il Belpaese
all’arretratezza di un’economia basata sul consumo intensivo di risorse non
rinnovabili e concentrata in poche mani. È un vero e proprio assalto finale
delle trivelle al mare che fa vivere milioni di persone con il turismo; alle
colline dove l’agricoltura di qualità produce vino e olio venduti in tutto il
mondo; addirittura alle montagne e ai paesaggi sopravvissuti a decenni di uso
dissennato del territorio. Basti pensare che il Governo Renzi rilancia le
attività petrolifere addirittura nel Golfo di Napoli e in quello di Salerno tra
Ischia, Capri, Sorrento, Amalfi e la costiera Cilentana, dell'omonimo Parco
Nazionale".
Si arriva al paradosso che le
produzioni agricole di qualità, il nostro paesaggio e i tanti impianti e
lavorazioni che non provocano inquinamento, compresi quelli per la produzione
energetica da fonti rinnovabili quando realizzati in maniera responsabile e
senza ulteriore consumo di territorio, non sono attività strategiche a norma di
legge. Lo sono, invece, i pozzi e l'economia del petrolio che, oltre a costituire
fonti di profitto per poche multinazionali, sono causa dei cambiamenti
climatici e di un pesante inquinamento.
Mentre il mondo intero sta
cercando di affrancarsi da produzioni inquinanti, il Governo Renzi per i
prossimi decenni intende avviare la nostra terra su un binario morto
dell’economia. Eppure l’industria petrolifera non ha portato alcun vantaggio ai
cittadini ma ha costituito solo un aggravamento delle condizioni sociali ed
ambientali rispetto ad altre iniziative legate ad un’economia diffusa e meno
invasiva.
Nel Decreto la gestione dei
rifiuti è affidata alle ciminiere degli inceneritori, mentre l’Italia dovrebbe
puntare sulla necessaria riduzione dei rifiuti e all'economia del riciclo e del
riutilizzo delle risorse. Tanti comuni italiani hanno raggiunto percentuali del
70-80% di raccolta differenziata coinvolgendo intere comunità di cittadini.
Bruciare i rifiuti significa non solo immettere nell’ambiente pericolosissimi
inquinanti producendo ceneri dannose alla salute e all’ambiente ma trasforma in
un grande affare, concentrato in poche mani, quello che potrebbe essere una
risorsa economica per molti.
Le grandi opere con il loro
insano e corrotto “ciclo del cemento” continuano ad essere il mantra per questo
tipo di “sviluppo” mentre interi territori aspettano da anni il risanamento
ambientale. Chi ha inquinato deve pagare. Servono però bonifiche reali, non
affidate agli stessi inquinatori e realizzate con metodi ancora più inquinanti;
l'esatto opposto delle recenti norme con cui si cerca di mettere la polvere
tossica sotto al tappeto. Addirittura il “sistema Mose” diventa la regola, con
commissari e “general contractor” che gestiranno grandi aree urbane in tutto il
Paese, partendo da Bagnoli.
Questo Decreto anticipa nei
fatti le peggiori previsioni della modifica della Costituzione accentrando il
potere in poche mani ed escludendo le comunità locali da qualsiasi forma di
partecipazione alla gestione del loro territorio.
Il provvedimento si configura
come un primo passaggio propedeutico alla piena realizzazione del piano
complessivo di privatizzazione e finanziarizzazione dell'acqua e dei beni
comuni che il Governo sembra voler definire compiutamente con la legge di
stabilità.
Riteniamo che il Parlamento
debba far decadere le norme di questo Decreto chiarendo che le vere risorse
strategiche del nostro paese sono il nostro sistema agro-ambientale con forme
di economia diffusa, dal turismo consapevole all’agricoltura, dalle rinnovabili
diffuse alle filiere del riciclo e del riutilizzo.
Contrastare questo Decreto è
un impegno affinché la bellezza del paese non sfiorisca definitivamente
sacrificata sull’altare degli interessi di pochi petrolieri, cementificatori e
affaristi dei rifiuti e delle bonifiche.
Cosa possiamo fare da
cittadini, comitati o associazioni?
inviare un'email “blocca lo
“sblocca-italia” ai parlamentari, e andare all'evento FaceBook del presidio
“Blocca lo sblocca Italia”,
https://www.facebook.com/events/362293050598523/
Per adesioni di
organizzazioni e informazioni: nosbloccaitalia@gmail.com
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