giovedì 16 ottobre 2014

“Blocca lo Sblocca Italia”, difendi la tua terra!





Un attacco all’ambiente senza precedenti e definitivo: è il cosiddetto Decreto “Sblocca Italia” varato dal Governo Renzi il 13 settembre scorso. Un provvedimento che condanna il Belpaese all’arretratezza di un’economia basata sul consumo intensivo di risorse non rinnovabili e concentrata in poche mani. È un vero e proprio assalto finale delle trivelle al mare che fa vivere milioni di persone con il turismo; alle colline dove l’agricoltura di qualità produce vino e olio venduti in tutto il mondo; addirittura alle montagne e ai paesaggi sopravvissuti a decenni di uso dissennato del territorio. Basti pensare che il Governo Renzi rilancia le attività petrolifere addirittura nel Golfo di Napoli e in quello di Salerno tra Ischia, Capri, Sorrento, Amalfi e la costiera Cilentana, dell'omonimo Parco Nazionale".
Si arriva al paradosso che le produzioni agricole di qualità, il nostro paesaggio e i tanti impianti e lavorazioni che non provocano inquinamento, compresi quelli per la produzione energetica da fonti rinnovabili quando realizzati in maniera responsabile e senza ulteriore consumo di territorio, non sono attività strategiche a norma di legge. Lo sono, invece, i pozzi e l'economia del petrolio che, oltre a costituire fonti di profitto per poche multinazionali, sono causa dei cambiamenti climatici e di un pesante inquinamento.
Mentre il mondo intero sta cercando di affrancarsi da produzioni inquinanti, il Governo Renzi per i prossimi decenni intende avviare la nostra terra su un binario morto dell’economia. Eppure l’industria petrolifera non ha portato alcun vantaggio ai cittadini ma ha costituito solo un aggravamento delle condizioni sociali ed ambientali rispetto ad altre iniziative legate ad un’economia diffusa e meno invasiva.
Nel Decreto la gestione dei rifiuti è affidata alle ciminiere degli inceneritori, mentre l’Italia dovrebbe puntare sulla necessaria riduzione dei rifiuti e all'economia del riciclo e del riutilizzo delle risorse. Tanti comuni italiani hanno raggiunto percentuali del 70-80% di raccolta differenziata coinvolgendo intere comunità di cittadini. Bruciare i rifiuti significa non solo immettere nell’ambiente pericolosissimi inquinanti producendo ceneri dannose alla salute e all’ambiente ma trasforma in un grande affare, concentrato in poche mani, quello che potrebbe essere una risorsa economica per molti.
Le grandi opere con il loro insano e corrotto “ciclo del cemento” continuano ad essere il mantra per questo tipo di “sviluppo” mentre interi territori aspettano da anni il risanamento ambientale. Chi ha inquinato deve pagare. Servono però bonifiche reali, non affidate agli stessi inquinatori e realizzate con metodi ancora più inquinanti; l'esatto opposto delle recenti norme con cui si cerca di mettere la polvere tossica sotto al tappeto. Addirittura il “sistema Mose” diventa la regola, con commissari e “general contractor” che gestiranno grandi aree urbane in tutto il Paese, partendo da Bagnoli.
Questo Decreto anticipa nei fatti le peggiori previsioni della modifica della Costituzione accentrando il potere in poche mani ed escludendo le comunità locali da qualsiasi forma di partecipazione alla gestione del loro territorio.
Il provvedimento si configura come un primo passaggio propedeutico alla piena realizzazione del piano complessivo di privatizzazione e finanziarizzazione dell'acqua e dei beni comuni che il Governo sembra voler definire compiutamente con la legge di stabilità.
Riteniamo che il Parlamento debba far decadere le norme di questo Decreto chiarendo che le vere risorse strategiche del nostro paese sono il nostro sistema agro-ambientale con forme di economia diffusa, dal turismo consapevole all’agricoltura, dalle rinnovabili diffuse alle filiere del riciclo e del riutilizzo.
Contrastare questo Decreto è un impegno affinché la bellezza del paese non sfiorisca definitivamente sacrificata sull’altare degli interessi di pochi petrolieri, cementificatori e affaristi dei rifiuti e delle bonifiche.
Cosa possiamo fare da cittadini, comitati o associazioni?
inviare un'email “blocca lo “sblocca-italia” ai parlamentari, e andare all'evento FaceBook del presidio “Blocca lo sblocca Italia”,  https://www.facebook.com/events/362293050598523/
Per adesioni di organizzazioni e informazioni: nosbloccaitalia@gmail.com

domenica 21 settembre 2014

Passo dopo passo......il naso si allunga

3 giugno 2011 Referendum. Vado a votare e dico sì all'acqua pubblica, dico sì per bloccare il nucleare di Scajola e Romani, dico sì perché non voglio legittimi impedimenti. Dico no al quesito sulla remunerazione dell'investimento: è una norma del governo Prodi nel 1996, ministro Di Pietro. Senza questa norma si bloccherebbero gli investimenti per acqua e depurazione. Tre sì e un no.      https://www.facebook.com/matteorenziufficiale/posts/10150196024489915

venerdì 5 settembre 2014

RENZI PEGGIO DI BERLUSCONI: BENI COMUNI QUOTATI IN BORSA

 
Renzi peggio di Berlusconi. Se quest’ultimo, non più tardi di due mesi dalla straordinaria vittoria referendaria sull’ acqua del giugno 2011, aveva provato s rimettere in campo l’obbligatorietà della privatizzazione dei servizi pubblici locali (bocciata l’anno successivo dalla Corte Costituzionale), Renzi con il “pacchetto 12” contenuto nello “Sblocca Italia” fa molto di più.
Questa volta non si parla “solo” di privatizzazione, bensì di obbligo alla quotazione in Borsa: entro un anno dall’entrata in vigore della legge, gli enti locali che gestiscono il trasporto pubblico locale o il servizio rifiuti dovranno collocare in Borsa o direttamente il 60%, oppure una quota ridotta, a patto che privatizzino la parte eccedente fino alla cessione del 49,9%.
Se non accetteranno il diktat, entro un anno dovranno mettere a gara la gestione dei servizi; se soccomberanno otterranno un prolungamento della concessione di ben 22 anni e 6 mesi!
Come già Berlusconi, anche Renzi si mette la foglia di fico di non nominare l’acqua fra i servizi da consegnare ai capitali finanziari; ma, a parte il fatto che il referendum non riguardava solo l’acqua, bensì tutti i servizi pubblici locali, è evidente l’effetto domino del provvedimento, sia sulle società multiutility che già oggi gestiscono più servizi (acqua compresa), sia su tutti gli enti locali che verrebbero inevitabilmente spinti a privatizzare tutto, anche per poter usufruire delle somme derivanti dalla cessione di quote, che il Governo pensa bene di sottrarre alle tenaglie del patto di stabilità.
Nel pieno della crisi sistemica, ecco dunque il cambio di verso dello scattante premier: non più l’obsoleta privatizzazione dei servizi pubblici locali, bensì la loro diretta consegna agli interessi dei grandi capitali finanziari, che da tempo attendono di poter avviare un nuovo ciclo di accumulazione, attraverso “mercati” redditizi e sicuri (si può vivere senza beni essenziali?) e gestiti in condizione di monopolio assoluto (per un solo territorio vi è un solo acquedotto, un solo servizio rifiuti).
Da queste norme, traspare in tutta evidenza l’idea non tanto dell’eliminazione del “pubblico” –quello è bene che rimanga, altrimenti chi potrebbe organizzare il controllo sociale autoritario delle comunità?- bensì della sua trasformazione da erogatore di servizi e garante di diritti, con un’eminente funzione pubblica e sociale, in veicolo per l’espansione della sfera d’influenza degli interessi finanziari sulla società.
Naturalmente, è ancora una volta la Cassa Depositi e Prestiti ad essere utilizzata per questo enorme disegno di espropriazione dei beni comuni: come già per la dismissione del patrimonio pubblico degli enti locali, è già allo studio un apposito fondo per finanziare anche la privatizzazione dei servizi pubblici locali.
Emerge, oggi più che mai, la necessità di una nuova, ampia e inclusiva mobilitazione sociale, che deve assumere la riappropriazione della funzione pubblica e sociale dell’ente locale come obiettivo di tutti i movimenti in lotta per l’acqua e i beni comuni, e di una nuova finanza pubblica e sociale, a partire dalla socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti.
E, poiché il disegno di espropriazione dei servizi pubblici locali viene portato avanti con il pieno consenso dell'Anci, espresso a più riprese dal suo Presidente Piero Fassino, una domanda sorge spontanea: non è il momento per i molti Sindaci che ancora non hanno abdicato al proprio ruolo di primi garanti della democrazia di prossimità per le comunità locali, di iniziare a ragionare su un'aggregazione alternativa degli enti locali, fuori e contro un Anci al servizio dei poteri forti?

Marco Bersani (Attac Italia)

domenica 27 luglio 2014

ACQUA: a chi preme difendere gli interessi di Iren?







ACQUA: a chi preme difendere gli interessi di Iren?

Abbiamo appreso da Libertà che è stato presentato all'assemblea dei sindaci convocata dal prof. Trespidi il progetto di fattibilità per l'affidamento del servizio idrico integrato e del servizio rifiuti ad una società mista pubblico-privata, nella quale la partecipazione azionaria del socio privato sarebbe del 65%, e quella dei comuni del 35%.
Incredibile!
Dopo le ripetute promesse e garanzie di una maggioranza “qualificata” da riservare agli enti locali per dare loro la possibilità di determinare la linea strategica dei servizi, questa è la conclusione. E la richiesta di portare all'attenzione dei sindaci anche un progetto di fattibilità dettagliato sulla ripubblicizzazione del servizio idrico condotto da uno studio veramente indipendente (richiesta avanzata da 23 amministratori locali, dallo stesso PD in consiglio comunale a Piacenza, dal Comitato Acqua Bene Comune) che fine ha fatto?
Carta straccia!
Insomma si vuole difendere a tutti i costi gli interessi di Iren (società di diritto privato, a partecipazione pubblica ma a gestione completamente privatistica) o di una sua qualunque partecipata, e si vuole a tutti i costi affidare al privato (Iren, o Mediterranea delle Acque o chi per esse) la gestione dei rifiuti e dell'acqua, bene comune essenziale alla sopravvivenza di ogni essere vivente.
Ma, oltre a ricordare per l'ennesima volta ai sindaci che decideranno questa ignobile frode, che la maggioranza assoluta degli elettori italiani e piacentini ha votato nel Referendum del 2011 a favore di una gestione pubblica dell'acqua, fuori da ogni logica di profitto e di mercato, vogliamo ricordare anche che una gestione completamente pubblica dell'acqua e dei rifiuti è assolutamente possibile, perchè:
·         la normativa europea, alla quale anche l'Italia è assoggettata, prevede la possibilità dell'affidamento dei servizi “in house” (cioè direttamente) ad una azienda completamente pubblica (azienda speciale o spa pubblica) che sia soggetta al “controllo analogo” da parte degli enti locali proprietari;
·         esistono in Italia numerosi esempi di aziende completamente pubbliche (spa) affidatarie “in house” del servizio idrico che hanno bilanci attivi e presentano una elevata efficienza del servizio in termini di perdite di rete e di servizi offerti alla clientela: a Lodi, a Fidenza, a Gorizia, a Imperia, a Vicenza, a Verona, a Milano, a Massa Carrara, a Lucca, a Pistoia, ecc. ecc.;
·         esiste in Italia almeno un altro esempio di azienda speciale affidataria in house del servizio idrico integrato, la “Acqua Bene Comune” di Napoli, già Arin Spa, che presenta bilanci costantemente in attivo;
·         è falso che dovrebbero essere i comuni a sborsare il cospicuo indenizzo ad Iren per il subentro nel servizio da parte di una azienda pubblica di loro proprietà (80-110 milioni): tale indenizzo dovrà essere sborsato dalla azienda pubblica tramite l'apertura di una opportuna linea di credito con istituti bancari o con Cassa Depositi e Prestiti; d'altra parte, di cosa si indennizza Iren? Dei costi non ancora ammortizzati sostenuti per costruire infrastrutture di proprietà comunale (se non conferite a società pubbliche, come i consorzi per i 6 comuni della Val d'Arda o PC Infrastrutture Spa per il comune capoluogo) ed inalienabili: tali costi rimangono sempre in capo al proprietario;
·         ognuna delle aziende completamente pubbliche di cui sopra ha aperto proprie linee di credito con istituti bancari, per attivare gli investimenti, spesso per milioni o decine di milioni di €, restituendo i mutui senza pesare sui bilanci dei comuni proprietari e mantenendo attivo il proprio bilancio economico;
·         il personale della nuova azienda pubblica verrebbe trasferito da Iren tramite opportuni accordi sindacali, mentre la spesa per il personale della azienda non farebbe superare il 50% delle spese correnti proprie e dei comuni proprietari, escludendo così il vincolo del patto di stabilità sulle assunzioni;
·         l'affidamento “in house” dei servizi ad una azienda pubblica sottoporrebbe infine l'azienda al “controllo analogo” da parte dei comuni proprietari, e cioè ad un controllo di tutti i consigli comunali su tutti gli atti amministrativi, i bilanci, le decisioni, la politica di servizio, ecc., cosa che non potrà mai avvenire per una società mista, né tanto meno per una società con il 35% di partecipazione pubblica!

Per questo chiediamo ai nostri sindaci: siate coerenti con il voto del Referendum del 2011, optate per l'affidamento “in house” del servizio idrico integrato e dei rifiuti ad una nuova azienda speciale o ad una spa pubblica, di vostra proprietà; rispettate la volontà dei cittadini, il diritto alla partecipazione e il diritto di tutti a godere di un bene essenziale alla sopravvivenza, l'acqua!


Il Comitato Acqua Bene Comune di Piacenza
Il Comitato Acqua Pubblica della Val d'Arda

domenica 29 giugno 2014

Trebbia, avviato il Contratto di fiume

È stato avviato a Gossolengo (Pc), il 28 giugno il percorso per il Contratto di fiume del Trebbia. È attivo il blog: http://cdftrebbia.blogspot.it , aperto a tutti. Per intervenire liberamente è sufficiente inviare richiesta a: ass.convivio@gmail.com. Info ufficiali utili su: http://osservatoriopartecipazionerer.ervet.it/Scheda.asp?p=schede&CasoId=564&CasoGuid=%7B8BB7140F-561F-4BA0-BAB4-A1B68D119695%7D

venerdì 23 maggio 2014

TUTTE LE RISPOSTE DEI CANDIDATI SINDACI AI NOSTRI QUESITI

Le domande in sintesi (per la versione integrale delle domande si veda in fondo al post):
1. Sei disposto a sostenere la realizzazione di un serio progetto di fattibilità per una gestione completamente pubblica del servizio idrico e rifiuti?
2. Ti impegneresti a sostenere la costituzione di una società interamente pubblica che gestisca acqua e rifiuti e che sia libera da profitti, in ossequio ai referendum del 2011?
3. Proporresti di inserire nello Statuto del tuo Comune i principi relativi all'acqua bene comune e diritto umano essenziale ed universale?
4. Pretenderai dal gestore del servizio rifiuti il raggiungimento degli obiettivi del Piano Regionale? Sei d’accordo sulla necessità di ridurre il ricorso al termovalorizzatore e di non importare rifiuti da fuori provincia?

LE RISPOSTE: 

ALSENO:

MARISA BENZI  (“ABC - ALSENO con BENZI CAMBIA”)
Ho letto i vostri quesiti e rispondo si ai primi tre quesiti, tra l'altro ho già inserito un apposito punto nel programma.
Al quarto punto l'argomento va approfondito e per ora è no.
A presto
Marisa Benzi

CALENDASCO:

PIETRO LUIGI TANSINI (“LA NOSTRA TERRA CALENDASCO”)
1- Si
2- Si
3- Si
4- Si
Ci batteremo, vincenti o non, contro tutte le prevaricazioni degli imprenditori disonesti!
STEFANIA LOSI (“GRANDE CALENDASCO LOSI SINDACO”)
Penso che le risposte non possano essere ricondotte nel quesito proposto. In passato vi è stato l'impegno pubblico che ha costituito e costruito, con denaro pubblico, molti impianti, poi privatizzati. Ora i contribuente dovranno sostenere le spese di ammodernamento delle fognature e reti idriche con una ulteriore tassazione applicata direttamente sulla bolletta, nonostante che nel corso di questi anni, le tariffe applicate consentissero margini per tali investimenti. Vi sono, anche oggi, regole che impongono alle società, nel momento di chiusura annuale della loro attività, quindi con il bilancio di rendere conto di quanto fatto e dei loro intenti imprenditoriali. Bilanci che devono anche essere oggi certificati da società all'uopo create. Quindi, è sulla base di questi dati che bisogna lavorare e chi non dimostra, come avviene anche e soprattutto per i piccoli imprenditori, di non avere le necessarie caratteristiche e lungimiranze, spesso deve cedere le armi e chiudere. Questo però non avviene per chi amministra in forma pubblica o privata la cosa pubblica e troppo spesso di queste mancanze non si parla e si parla poco, troppo poco. Ritengo che su queste cose si debba far leva, quindi su una corretta amministrazione dei beni pubblici. In due parole il nostro papa ha sintetizzato concetti importantissimi che non possono mai essere dimenticati:“Chiedo a quanti hanno responsabilità politica di non dimenticare due cose: la dignità umana e il bene comune”.
A vostra disposizione. Stefanina Losi

CAORSO:

MAURO BARONCINI (“MOVIMENTO 5 STELLE CAORSO”)
Noi, Cittadini del Movimento 5 Stelle di Caorso, siamo consapevoli che:
  • L’acqua rappresenta fonte di vita insostituibile per gli ecosistemi, dalla cui disponibilità dipende il futuro degli esseri viventi.
  • L’acqua costituisce, pertanto, un bene comune dell’umanità, un bene comune universale, un bene comune pubblico, quindi indisponibile, che appartiene a  tutti.
  • Il diritto all’acqua è un diritto inalienabile: l’acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti, l’accesso all’acqua deve  essere garantito a tutti come un servizio pubblico.
  • Oggi in Italia se ne sta privatizzando la gestione, che non può essere scissa dalla proprietà. E’ l’acqua dunque che viene sottratta alla proprietà collettiva e trasformata in una merce, al pari di altre per trarne profitto.
  • Per impedire questa deriva un milione e 400mila cittadine e cittadini hanno chiesto un referendum per ribadire che l'acqua deve essere un bene comune, garantito dalla proprietà e dalla gestione interamente pubbliche, dalla partecipazione di cittadine e cittadini e il controllo diretto da parte delle comunità  locali.
Perciò ci impegniamo a sostenere le ragioni del Comitato Acqua Bene Comune di Piacenza.
Se eletti ci impegniamo, altresì, a promuovere e sostenere, con i mezzi istituzionali a nostra disposizione, una politica di gestione dell'acqua finalizzata a:
  • la ripubblicizzazione del servizio idrico nella nostra provincia;
  • preservare e salvaguardare le risorse idriche e favorire l’accesso all’acqua per tutti, come diritto a partire dal proprio territorio;
  • ridurre il consumo e gli sprechi di acqua potabile a livello di comportamenti ed usi quotidiani, privilegiando per bere il consumo di acqua di rubinetto in  casa ed a sollecitarne l’uso nei luoghi pubblici;
  • assicurare la più ampia partecipazione della cittadinanza nel controllo e nella gestione
  • ribadire l'acqua come un bene non commerciale, garantito come diritto, e per questo non disponibile a speculazioni di natura commerciale o finanziaria.
In fede.
Per il Movimento 5 Stelle di Caorso – Il Portavoce
Mauro Baroncini

COLI:

MASSIMO POGGI (“PERINO-COLI”)

Il Comune di Coli, anche nel programma elettorale 2014/2019 a me collegato, ha indicato il percorso verso l'eventuale gestione pubblica del servizio Idrico come prioritario.
Confermo la disponibilità all'accettazione delle domande, da condividere in Unione Montana Valle Trebbia e Luretta, di cui, al momento, sono peraltro assessore all'ambiente pro tempore.
Il sindaco di Coli 
Poggi Massimo

CORTE BRUGNATELLA:

STEFANO GNECCHI (“Cortebrugnatella, Partecipazione è cambiamento”)

1) Assolutamente si. Lo studio di fattibilità sul tema indicato è il minimo
2) Assolutamente favorevole ad una società di Comuni (anche Unioni) che sono
l'istituzione più vicina ai cittadini e quindi quella più controllabile.
3) Si
4) Si. La salute di tutti viene prima degli interessi economici di pochi.
Cordialmente.

Stefano Gnecchi - Candidato Sindaco Corte Brugnatella

GAZZOLA:

ENRICO CACCIALANZA (“Vivere Gazzola”)

Punto 1: La lista sostiene la necessità di realizzare un serio progetto di fattibilità per una gestione completamente pubblica del Servizio Idrico Integrato e del Servizio rifiuti, che contribuisca ad avere un quadro più preciso e completo delle alternative possibili, fra società mista e società completamente pubblica, alternativa su cui il Consiglio Comunale futuro possa responsabilmente esprimersi.

punto 2 : La lista "Vivere Gazzola" si impegna ad esprimersi sul punto solo a seguito della chiara definizione di un serio studio di fattibilità di una società pienamente pubblica di gestione del servizio idrico integrato, come richiesto al punto 1.

punto 3 : pur concordando in linea generale sul principio dell'acqua come bene comune la Lista Vivere Gazzola non può impegnarsi, fin da ora, per una modifica statutaria del Comune stesso, che è espressamente compito esclusivo del Consiglio Comunale, non ancora espresso.

punto 4 : la Lista "Vivere Gazzola" concorda sul punto

OTTONE:

FABIO TORNARI  (“UNITI PER OTTONE E LE SUE FRAZIONI”)
Credo sia fondamentale una premessa: una persona prima che come Amministratore può essere d'accordo o non d'accordo su una questione pubblica ma nel momento in cui la maggioranza degli italiani si esprime in un senso tramite referendum non deve neanche più porsi una domanda, ma rispettare la volontà della maggioranza: questa è la democrazia.
Vado a rispondere alle domande:
1) Si. Ricordando che io sono uno di quelli come tanti altri che nelle frazioni si gestisce l'acqua ancora pubblica per fortuna e che vuole che resti della frazione ovvero pubblica e di tutti.
2) Si.
3) Penso che lo Statuto di un Comune non appartenga ad una amministrazione ma ai cittadini. Se a valle di un'assemblea pubblica sul tema i cittadini mi indicheranno quella strada, quella sarà la strada da seguire e che seguirò.
4) Oggi la gestione dei rifiuti a Ottone è comunale e credo che pubblica dovrà restare. Sono convinto che sia necessario l'impegno di tutti i cittadini, me per primo, per aumentare la percentuale di raccolta differenziata sia per un beneficio ambientale sia economico perché così potremmo ridurre la "tassa sulla spazzatura". Credo sia la strada giusta da seguire per tutti e così facendo la quantità di rifiuti da incenerire si ridurrà, migliorando la qualità dell'aria. Sono contrario sull'importare i rifiuti da incenerire da altre Province.
Alla prossima domanda, Fabio Tornari

FEDERICO BECCIA (“OTTONE LIBERA”)
In risposta ai quesiti di acqua bene comune, noi diciamo quattro volte si.
Ci impegneremo affinchè venga rispettata la volontà popolare espressa con il referendum del 2011, perché la gestione dell'acqua deve essere pubblica.
Ed è nostra intenzione implementare la raccolta differenziata, per avere una gestione dei rifiuti migliore.
Federico Beccia e la Lista Ottone Libera


PODENZANO:

MATTEO BOERI (“Movimento 5 stelle Podenzano”)
1 - Siamo disposti a sostenere la realizzazione di un serio progetto di fattibilità per una gestione completamente pubblica del Servizio Idrico Integrato e del Servizio rifiuti
2 - Ci impegneremo a sostenere la costituzione di una società di Comuni, interamente pubblica, che gestisca in proprio acqua, depurazione e rifiuti, che abbia inoltre come requisito l'assenza di profitti.
3 - Ci impegneremo per inserire nello Statuto Comunale i principi relativi all'acqua come bene comune e diritto umano essenziale ed universale.
4 - Pretenderemo dal nostro gestore del servizio rifiuti perlomeno il raggiungimento degli obiettivi del nuovo Piano Regionale dei Rifiuti. Siamo consapevoli sulla necessità di ridurre la portata dei rifiuti da destinarsi all’incenerimento e quindi anche del ricorso all'importazione di rifiuti extra-provinciali e siamo favorevoli alla costruzione (all'interno della Provincia o dell'Unione dei Comuni Valnure-Valchero) alla costruzione di un centro di riciclo specializzato (a freddo) sul modello di Vedelago (TV), potendo usufruire di fondi Europei destinati a tal scopo
Ringraziando sentitamente per la cortese attenzione, porgo cordiali saluti.
Matteo Boeri

ROBERTO SPINOLA  ("Cominciamo il futuro”)
Qualora le precisazioni in calce ai 4 punti rispondono al vero, a titolo personale e non collegiale (condivisione dell’ipotetica giunta in caso di buon esito delle elezioni) esprimo parere favorevole.
Sindaco Comune di Ponte dell’Olio   Dr. Roberto Spinola

PONTE  DELL’OLIO:

PIERA REBOLI  (“Tradizione e sviluppo Pontedellolio”)
Con il conforto del referendum 2011 sulla gestione dell’acqua pronunciatosi per affidare completamente all’ente pubblico e non a una società mista, con la convinzione personale condivisa ampiamente che le operazioni di privatizzazione in Italia sono molto pericolose per l’annidarsi del malaffare e infine con la certezza che l’acqua sia un bene vitale per la vita quotidiana, da salvaguardarsi ad ogni costo senza badare a economizzazioni pericolose per la distribuzione e per la salute dei cittadini, dichiaro di essere favorevole alla gestione pubblica dell’acqua in quanto bene inalienabile per il bene comune.
PIERA REBOLI

PONTENURE:

CARLA SERENA ECCHER (“PONTENURE CHE VERRA’”)
1. Sicuramente SI. Lo studio di fattibilità è la strada per verificarne i punti di forza verso gli attuali sistemi di gestione.

2. Senza scartare a priori questa formula è comunque necessario usare la massima prudenza nella costituzione di tali società.
Fino ad ora le società solo pubbliche hanno dato prova di diventare progressivamente centri di potere politico che nulla hanno a che vedere col bene comune.
Vi è poi la complessità della composizione:
- Consigli comunali (che tipo di rappresentanza?)
- Lavoratori (Chi? Le rappresentanze sindacali? Eletti come?)
- Cittadini (Scelti come?)

3. Sicuramente SI

4. a) Sicuramente SI. Però il raggiungimento di questi obiettivi non dipende solamente dal gestore, ma anche da un concreto e diffuso piano di sensibilizzazione della cittadinanza
b) Sicuramente SI. L'auto sufficienza territoriale nello smaltimento attraverso termovalorizzatore è fondamentale, così come il suo graduale superamento.
Carla Serena Eccher
Candidato Sindaco nel Comune di Pontenure alle elezioni amministrative del 25 maggio 2014
per la lista civica "PONTENURE CHE VERRA'"

RIVERGARO:

SILVANA MASERATI (“ESSERE RIVERGARO”)
Cosa farà ESSERE RIVERGARO, se sarà eletta, per il capitolo acque?
Il comune di Rivergaro valuterà tutti gli aspetti correlati alla gestione del servizio idrico, alla luce dell’esito del referendum di cui condivide integralmente lo spirito. Per quanto attiene alla gestione dei rifiuti, è materia che presenta criticità e problematiche differenti, con ricadute economiche importanti e un oggettivo posizionamento strategico di enti e imprese, evidenze che richiedono un approfondimento importante e il cui esito non può essere oggetto di dichiarazioni superficiali o inadeguate. Detto questo, la nostra lista, qualora fosse eletta, si impegna a promuovere le seguenti posizioni e iniziative :
 ESSERE RIVERGARO condivide l’esito del referendum e definisce l’acqua un bene comune vitale che, nell’utilizzo quotidiano, non può essere oggetto di profitto. Il profitto resta limitato alla commercializzazione delle acque in bottiglia e all’utilizzo delle acque industriali;
 ESSERE RIVERGARO è favorevole allo studio di un piano di fattibilità per valutare la sostenibilità di un servizio idrico integralmente pubblico, la cui redazione sarà da condividere con gli attori istituzionali interessati;
 ESSERE RIVERGARO si farà promotrice di una campagna di sensibilizzazione verso tutti gli utenti per abbattere i consumi di acqua nelle abitazioni;
 ESSERE RIVERGARO si impegna a redigere un allegato allo strumento urbanistico vigente che preveda, per le nuove costruzioni, l’obbligo di installare una vasca di accumulo delle acque piovane che potrebbe essere impiegata per l’irrigazione dei giardini e/o in alternativa anche per gli utilizzi non idropotabili (sciacquone water, lavatrice, etc.). Questa iniziativa garantirebbe nel tempo il risparmio di importanti risorse idriche ;
 ESSERE RIVERGARO avvierà al più presto uno studio del territorio in collaborazione con istituzioni scientifiche volto a censire e valorizzare le risorse idriche del territorio, lo stato dei laghetti naturali e artificiali di accumulo ed il loro stato di manutenzione, la salvaguardia e valorizzazione delle aree umide. Questo studio avrà lo scopo anche di valutare gli effetti della ruscellazione superficiale incontrollata delle acque nel dissesto idrogeologico che sta vivendo parte del
territorio comunale.

SAN GIORGIO P.NO:

GIUSEPPE QUATTRINI  (“SCEGLI SAN GIORGIO”)
1. La volontà espressa dalla maggioranza dei Cittadini che hanno votato per il referendum del 2011 va rispettata. Tuttavia, per evitare “salti nel buio”, apprezzo l’idea di costruire un serio progetto di fattibilità della gestione pubblica del servizio idrico integrato e dei rifiuti.
Un simile impegno ci vedrebbe sicuramente partecipi qualora i lavori venissero svolti nella massima trasparenza. A questo scopo chiediamo di conoscere i citati O.d.G. del Consiglio Comunale di Piacenza e l’appello sottoscritto dai 23 Sindaci ed Amministratori del territorio.

2. La costituzione e ancor più la partecipazione ad una società di Comuni, sotto il controllo dei Consigli Comunali, per la gestione in proprio del servizio idrico integrato e del servizio rifiuti è la naturale conseguenza del raggiungimento degli obbiettivi di progettazione di cui al punto precedente.

3. Sono pienamente d’accordo, a patto che siano attentamente valutati detti principi e che sia approvata la proposta di legge depositata presso la Camera dei Deputati il 20 marzo 2014.

4. Sono ancora pienamente d’accordo, anche sulla scorta dei deludenti risultati della gestione della raccolta differenziata che anziché produrre, come promesso, una riduzione delle tariffe ne ha provocato il continuo aumento.
Cordialmente
Giuseppe Quattrini

MASSIMO TERZONI  (“SAN GIORGIO 5 STELLE”):
1- Sicuramente sosteniamo l'avvio di uno studio di fattibilità per la creazione di una società totalmente pubblica per la gestione dei servizi idrico e rifiuti. Non fosse altro che per avere dei dati da comparare e su cui poi poter discutere.
2-Sicuramente siamo d'accordo anche con questo punto, nel nostro programma abbiamo infatti inserito la difesa dello spirito del referendum. Essendo inoltre all'interno dell'Unione Valnure -Valchero anche dal punto di vista statutario (art. 2 comma 1 statuto "Unione Valnure-Valchero") siamo autorizzati a prendere in considerazione la gestione pubblica dei servizi idrico e rifiuti.
3-L'inserimento di questo principio nello statuto del Comune è sicuramente una cosa fattibile, credo che anche a livello di consiglio comunale non ci dovrebbero essere particolari resistenze.
4-San Giorgio è stato il primo comune (dal 2007) ad avviare a titolo sperimentale il servizio di raccolta porta a porta. Quando si è trattato di passare alla tariffa puntuale, come previsto dal progetto originario, si è fermato tutto e si continuano a pagare 12 svuotamenti annui a prescindere. Questo deve assolutamente cambiare e si deve continuare sulla strada dell'incentivazione della raccolta differenziata, senza porsi limiti ma cercando di arrivare sempre più avanti. Il piano rifiuti regionale deve essere una base da cui partire, gli obiettivi devono essere ben più ambiziosi. Per quanto riguarda l'importazione di rifiuti da fuori provincia direi che ci sia poco da dire, solamente NO.
A presto
Massimo Terzoni

SARMATO:

GIUSEPPE RIVA (“SARMATO BENE COMUNE”)
la presente a riscontro della vs. email, premettendo che ho dato alcune brevi risposte riservandomi di approfondire nello specifico le tematiche e gli accordi già intrapresi e vigenti nell'ambito e da ATERSIR. Tuttavia mi permetto di esprimere la mia condivisione sul principio che l'acqua, la sua gestione e distribuzione, non debba essere vista come un'attivtà di profitto ma un bene della collettività, visto l'impegno negli anni di tutti gli italiani per la costruzione di acquedotti, pozzi e ecc.

Relativamente alla domanda 1)
Lo studio di fattibilità da Voi proposto potrebbe riguardare innanzitutto l'organizzazione per la gestione e manutenzione delle reti acquedottistiche con ricorso a personale interno per le attività ordimarie ed a quello esterno per gli investimenti sostanziali.
Occorre una valutazione attendibile e precisa che tenga conto di tutte le realtà comunali del territorio provinciale, oltre che le regole eventuali per la realizzazione degli investimenti.
La gestione completamente pubblica deve avere come obiettivo primario il contenimento dei costi in bolletta ed un adeguato servizio territoriale.
  
Relativamente alla domanda 2)
Il tutto dipende da anche quanto affermato al punto precedente. Si potrebbe pensare eventualmente alla costituzioni di società o consorzi all'interno delle nascenti Unioni dei Comuni. 

Relativamente alla domanda 3)
Innanzitutto inizierei a non far pagare l'acqua ai comuni per gli edifici pubblici, per l'innaffio delle aree verdi e per tutte le utenze comunali. I pozzi, gli acquedotti, le reti, sono state realizzate con i soldi dei cittadini nel corso di tanti anni.

Relativamente alla domanda 4)
Mi riservo di analizzare piu' nel dettaglio il piano regionale rifiuti: tuttavia posso affermare che negli anni scorsi c'è  stato venduto lo slogan che piu' differenziavamo piu' le bollette diminuivano. Invece negli anni, per tutta una serie di fattori il costo a carico degli utenti, collegato anche alle alte imposte sulla casa, sembra essere sempre maggiore.
Se vi sono degli obiettivi condivisi, ed il gestore se ne assume l'impegno e l'onere, bisogna raggiungerli e su questo non bisogna fare sconti.
Cordialmente

Giuseppe Riva

ZIANO:

CHIARA POZZI (“IMMAGINA ZIANO”)
SI
SI 
SI
SI
CON CHIAREZZA  E SENZA AMBIGUITA'

Buon lavoro
Chiara Pozzi




I 21 candidati (su 88) che NON siamo riusciti a contattare sono Garavelli di Besenzone, Pasquali di Bobbio, De Falco di Caminata, Rocchetta di Castell’Arquato, Pantrani di Cerignale, Cazzarini di Coli, Bossini e Macellari di Corte Brugnatella, i candidati di Farini, Francesconi di Gazzola, Oddi e Calestani di Morfasso, i candidati di Nibbiano e di Pecorara, Segalini di Piozzano, i candidati di S. Pietro in Cerro e Vernasca, Trevisan di Zerba