martedì 10 dicembre 2013

...e no ma proprio no, con iren non si può, annullare un referendum come niente

Giovedì 12 dicembre alle 13:00 presso la sede della Provincia (Via Garibaldi) si terrà la riunione del Consiglio Locale di Atersir (i 48 Sindaci della Provincia e il Presidente Trespidi), che sarà decisiva per la gestione dell'acqua a Piacenza per i prossimi 25/30 anni!
Purtroppo sembra farsi strada sempre di più l'ipotesi di una SPA MISTA pubblico-privata, che continuerebbe a lucrare sull'acqua in barba al referendum!
E' inoltre alle porte un accordo-fregatura con Iren, che dovrà essere votato dai 48 Sindaci, con il quale si aumenterebbero le tariffe del 13%, e si realizzerebbero 10 milioni di opere all'anno anziché i 15 milioni annui previsti dal Piano d'Ambito precedente!, complice anche la nuova tariffa-truffa dell'AEEG, su cui pendono diversi ricorsi.
Insomma pagheremo di più per avere molto di meno, e Iren o qualche altro privato continuerà a fare profitti sulla gestione dell'acqua!
In questa riunione non verrà presa una decisione definitiva, ma sarà un primo fondamentale atto di indirizzo: stiamo quindi cercando di portare quanta più gente possibile a manifestare davanti e dentro al Palazzo della Provincia per fare pressione sui nostri amministratori, e vi chiediamo di darci una mano partecipando al sit-in e spargendo la voce.

Grazie mille e a presto!

Al seguente link l'evento facebook: www.facebook.com/events/185549651641162

domenica 1 dicembre 2013

La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci. Isaac Asimov, Fondazione, 1951



Venerdì mattina a Parma era stato organizzato un presidio davanti agli uffici di IREN spa che sta staccando le utenze di acqua, luce e riscaldamento ai molti cittadini che non ce la fanno più a pagare le bollette mentre le temperature vanno sottozero. Tra questi vi sono moltissime famiglie con bambini e molti anziani.
Una trentina di persone si è recata dapprima davanti agli uffici poi, verso l'orario di chiusura, quando ormai pochi erano gli utenti rimasti, è entrata nella sala, chiedendo di parlare con i vertici dell'azienda; il tutto in modo assolutamente pacifico.
I vertici si sono negati, sono state bloccate le uscite ed è stata chiamata la polizia. I manifestanti, tra cui alcuni della Rete diritti in casa, della Commissione audit e dell'Assemblea no inceneritore, hanno fatto resistenza passiva, così sono stati trasportati sui cellulari della polizia e condotti a sirene spiegate in Questura. Una donna ha ricevuto alcune manganellate, che le hanno procurato la frattura del polso, una signora anziana ha avuto un collasso: entrambe ora sono all'ospedale. Tutti hanno subito un fermo, sono stati identificati, sono state prese le impronte digitali, scattate le foto segnaletiche (!) e ora si trovano con quattro capi di imputazione tra cui l'interruzione di pubblico servizio.
Nel pomeriggio in parecchie persone sono andate davanti alla Questura, per sostenere chi si trovava là dentro.
Dopo essere venuto a conoscenza dell'accaduto e delle motivazioni della protesta, il Questore si è offerto di fare da mediatore tra il Comune (che mai si è interessato della questione delle bollette insolute e dunque della grave situazione in cui versa la città), IREN e una delegazione dei movimenti che sostengono la protesta: lunedì pomeriggio alle 16 ci si riunirà per trovare una soluzione.
IREN ha una quota enorme di insoluti che non vuole rendere nota per non far crollare il valore delle azioni. E' interesse di tutti i cittadini invece portare alla luce questa cinica e crudele politica aziendale, di disprezzo e di accanimento verso le fasce più deboli della società, in nome delle esigenze del mercato.
I manifestanti, tra cui anche molte persone rimaste senza luce e senza gas,avevano chiesto l’apertura immediata di un piano di moratoria sui distacchi delle utenze che coinvolga comune e Iren, e l’istituzione di nuove forme di tutela che tengano conto anche del reddito e della composizione dei nuclei famigliari, come nuovi piani tariffari, tariffe sociali e sistemi etici di rateizzazione dei pagamenti. “Vogliamo che sia garantito il diritto di accesso ai servizi senza penalizzare i soggetti deboli”, hanno continuato i manifestanti, che hanno chiesto anche l’erogazione di un servizio minimo garantito di utenze a tutti, come 50 litri di acqua giornaliera ad abitante e 1 Kw di elettricità e gas in base alla metratura delle abitazioni, “per la salvaguardia della sussistenza e della dignità della persona”.Il dito è puntato contro il processo di privatizzazione dei servizi che una volta erano pubblici, che a Parma si è tradotto nel passaggio dalla municipalizzata Amps ad Iren, quotata in Borsa: “Oggi Iren risponde solo alla logica del profitto – aggiunge Filippo Adorni, della Rete diritti in casa – ma i costi per le utenze sono aumentati e famiglie che hanno sempre pagato le bollette regolarmente, oggi non ce la fanno più, senza contare gli sfratti che aumentano in modo esponenziale”.
Anche qui a Piacenza è giusto che i cittadini e le cittadine conoscano i rischi delle privatizzazioni dei servizi pubblici essenziali per vivere e il vero volto di IREN la spa che sembra riscuotere tanto credito e fiducia presso i nostri amministratori decisi a rinnovargli il mandato di gestione del Servizio Pubblico Integrato.
Scritto da Francesca
Puoi gurdare quello che è successo qui:https://www.youtube.com/watch?v=TG5EA3fK7KI

lunedì 25 novembre 2013

Siamo la sorpresa..... siamo la chiarezza dell' ACQUA BENE COMUNE

Sabato abbiamo digiunato.........400 volantini distribuiti nel freddo istituzionale di Comune e Provincia per spiegare ai cittadini che l' acqua non possono rubarla.Alle criticità mosse ai processi per ritornare all' acqua pubblica  rispondiamo che: 
"Il referendum per una gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico di giugno 2011 ha stabilito l'abrogazione della cosiddetta “remunerazione del capitale investito” dalle bollette idriche degli italiani. I gestori non si sono adeguati a questa disposizione e l'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas (AEEG) ha avviato un vero e proprio boicottaggio agli esiti del referendum. La magistratura però sta dando ragione ai cittadini che avevamo fatto ricorso a questo vero e proprio furto di democrazia.
Dopo la sentenza del giudice di pace di Chiavari che aveva obbligato il gestore a rimborsare la quota di remunerazione del capitale investito incassato nel periodo tra luglio e dicembre del 2011, arrivano due sentenze del giudice di pace di Arezzo che obbligano il gestore Nuove Acque a rimborsare la quota di profitto da luglio 2011 a gennaio 2013 (data di presentazione dei ricorsi).
Le sentenze confermano la correttezza di quello che il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha sempre sostenuto: dopo l’esito referendario tutto il profitto – comunque denominato – deve essere eliminato dalle bollette.
Dopo questi nuovi pronunciamenti che derivano anche da quella molto esplicita del Consiglio di Stato del gennaio scorso, il Forum invita ancora una volta l’AEEG a tornare sulle proprie deliberazioni e a predisporre un sistema tariffario in piena conformità con l’esito referendario. È evidente che lo stratagemma che l’AEEG ha adottato nel disciplinare il metodo tariffario transitorio chiamando “costo della risorsa finanziaria” quello che prima si chiamava “remunerazione del capitale investito” è risultato inefficace.
Ormai da più parti d'Italia i cittadini - stanchi di non vedere rispettato il volere del 96% degli elettori che poco più di 2 anni fa sancirono che sull’acqua non si può fare profitto - si stanno attivando per la tutela dei loro diritti.
E le sentenze sopracitate - come è ovvio e giusto che sia - ristabiliscono il primato della legge e bocciano le alchimie di politici e burocrati. 

sabato 26 ottobre 2013

Il "Profumo" dei soldi sull'acqua: come dimenticarsi di mancati investimenti e referendum.


Paghiamo 15 milioni di opere all'anno ma Iren ne vuol fare solo 10. E si sparano costi gonfiati per la gestione pubblica

Quello che si sta configurando a livello piacentino è un segnale che i cittadini dovrebbero temere. Controllori pubblici che accusano il gestore privato per mancati investimenti e poi in una metamorfosi kafkiana si ritrovano, a porte chiuse, con i vecchi amici che a questo punto, scampato il pericolo di azioni legali, concedono in dono all'amministrazione del territorio soldi non propri ma dei cittadini, facendone però sparire 5 milioni all’anno più il pregresso!
Dobbiamo, ancora una volta, chiedere spiegazioni: ci domandiamo per quali motivi dentro le porte "chiusissime" dell'Ufficio di Presidenza di Atersir si festeggi "lo scoppio della pace" quando Iren magicamente fa sparire 15 milioni in tre anni dalle tasche dei cittadini! Ricordiamo infatti che, grazie ai soldi versati con le bollette, il Piano d’Ambito prevede 15 milioni di investimenti per ogni anno. Iren offre invece 10 milioni all’anno per il triennio 2013-2015, cioè 15 milioni in meno del previsto! Senza contare almeno altri 12-15 milioni di mancati investimenti pregressi (2011-2012)! E pensare che se avessimo una gestione totalmente pubblica potremmo fare tutti gli investimenti pianificati, e risparmiare sul profitto che invece continuiamo a versare a Iren nonostante il referendum!
Ci chiediamo quindi cosa ci sia da festeggiare, e quali argomenti abbia utilizzato l’ex ministro Profumo per rendere entusiasti l’Ufficio di Presidenza di Atersir e il Presidente Trespidi, il quale solo poco tempo fa mostrava risoluto la lettera a Iren di minaccia di ricorso giudiziario per i mancati investimenti.
I cittadini dovrebbero poter partecipare alla gestione del bene comune acqua, e poter essere al corrente di quali scambi e accordi vengono fatti in questi incontri segreti! Invece si prosegue con incontri “blindati”, o quando va bene con finti percorsi partecipati che vengono palesemente pre-indirizzati. 
Percorsi come quello di giovedì 17 ottobre in Commissione Consiliare a Piacenza, in cui il Presidente della Commissione Bricchi (PD) nella sua introduzione tutt'altro che imparziale, come invece richiederebbe il suo ruolo istituzionale, ha affermato che una sentenza della Corte Costituzionale sancirebbe che a seguito del referendum il profitto non va eliminato del tutto, ma solo in parte! Lo invitiamo a citare il passaggio della sentenza in cui la Corte avrebbe scritto una cosa simile.  Lo stesso Bricchi ha inoltre affermato che per ripubblicizzare sarebbero necessari 90 milioni di euro! Assolutamente singolare che, a fronte di una richiesta di 30 milioni da parte dei vertici di Iren, i costi stimati dai nostri amministratori siano addirittura il triplo, e continuino a lievitare di settimana in settimana! Innanzitutto occorre ricordare che le reti sono di proprietà pubblica per legge: ad Iren vanno eventualmente corrisposte le quote relative agli investimenti non ancora ammortati, che Iren ha dovuto anticipare accendendo mutui presso le banche, che verranno ripagati con le bollette degli anni successivi. Basterebbe quindi che il nuovo gestore portasse avanti il piano degli investimenti, subentrando nei mutui accesi da Iren. Inoltre il fatto che vada indennizzato il vecchio gestore è tutt’altro che scontato, infatti sul parere giuridico che Atersir ha commissionato allo studio Bonelli Erede Pappalardo leggiamo che "Ad oggi né la normativa nazionale né tantomeno quella comunitaria prevedono l’obbligo di indennizzo in caso di subentro nella gestione del S.I.I." Tuttavia il parere legale suggerisce di avviare una trattativa con Iren, per corrisponderle i mancati ammortamenti. Il problema è che non si vuole avviare una negoziazione per ripubblicizzare il servizio idrico.
E’ sempre più palese che una parte dell'Amministrazione Comunale, tra cui l'assessore alle partecipate prof. Timpano, non ha minimamente intenzione di applicare il referendum (come invece promesso in campagna elettorale e nelle linee di mandato).
Crediamo che sia giunto il momento di isolare chi all’interno dell’Amministrazione continua a rinnegare la volontà popolare espressa dal referendum, le promesse elettorali e le stesse linee di mandato della coalizione!
Continuiamo a pretendere che in uno scatto d’orgoglio gli amministratori di tutto il territorio provinciale riescano a consegnarci una gestione pubblica e libera dalle logiche di profitto, nel rispetto della volontà referendaria, e invitiamo i cittadini a fare altrettanto e a contattarci per far sentire insieme la nostra voce.  acquapubblicapiacenza@gmail.com 


COMITATO ACQUA BENE COMUNE PIACENZA  -   FORUM  ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA

sabato 10 agosto 2013

Dalla parte di chi?

In questi giorni, circa 500 braccianti agricoli africani si sono stabiliti in un campo abusivo a Saluzzo per la raccolta della frutta.Precedentemente erano stati cacciati dalle autorità, ma vi hanno fatto ritorno, allacciandosi alla rete idrica comunale per far fronte al caldo torrido di agosto. Il comune ha prontamente tolto l’acqua al campo; ma, dopo una decisa protesta degli africani, ha concesso loro una fontana per bere (vietando di usarla per lavarsi o per pulire oggetti).
La reazione alla vicenda è stata la tipica indignazione per l’ostentazione di un’oscenità, lo scandalo creato dalla messa in mostra di ciò che doveva restare coperto. La manifestazione degli africani ha reso visibile qualcosa che si trovava nel “rimosso”, nell’invisibile. Il contenuto rimosso dell’Occidente è la necessità della povertà del terzo e quarto mondo al fine di mantenere un livello di alto benessere. Come sanno gli psicanalisti o quelli che conoscono i principi generali della materia, mettere il paziente di fronte al suo contenuto rimosso provoca una reazione di disagio, fastidio, repulsione, negazione. Sono state proprio queste le sensazioni avute da alcuni degli abitanti di Saluzzo che si sono trovati di fronte alla manifestazione. Il quotidiano online della provincia di Cuneo “targatocn.it” ha pubblicato una lettera di uno di loro, con il titolo “Il profondo senso di fastidio di un saluzzese per l’occupazione della rotonda (e gli insulti) da parte dei migranti”.
Il testo esordisce con il classico velo di ipocrisia, la negazione preventiva di razzismo, l’implicita dichiarazione d’amore verso il regime del puro e ingenuo ideale liberale:
Da sempre ritengo che ogni essere umano di buona volontà e di buoni costumi debba esser ben accolto in Italia
Poi, la vera e propria dichiarazione di razzismo:
Transitando nel tratto di strada appena richiamato però il sentire “Italia Razzista”, “Italiani Merda” e “Fuck You”… pronunciato da alcuni (non pochi ahimè) di questi, che mi sia permesso non posso considerare manifestanti, mi ha veramente urtato.
Spero le forze dell’ordine siano intervenute, personalmente, pur essendo le frasi indirizzate anche al sottoscritto, come a molti altri passanti “non di colore”, non ho ritenuto di far identificare i soggetti e querelare i medesimi, pur essendovene gli estremi…
Mi chiedo se sia civile un paese come il nostro, o semplicemente debole, per non dire stupido, quanti di noi (pur sperando che tali comportamenti all’estero i nostri connazionali li evitino se non altro per maggior senso di educazione) si sarebbero potuti permettere un simile comportamento in uno degli stati da dove queste persone provengono? Se non una reciprocità totale, essendo sicuramente lo sviluppo delle diverse nazioni non omogeneo, almeno l’esigere rispetto per il paese che “Ti ospita” credo sia un atto dovuto.
I manifestanti non sono considerati tali, perché non hanno il diritto di essere arrabbiati né di usare violenza verbale. Eppure, bisognerebbe notare che il costante sforzo della comunità locale per rimuovere (in tutti i sensi) gli africani ha fatto dell’esplosione rabbiosa l’unico modo per raggiungere il piano della visibilità. È con l’occupazione della rotonda che hanno potuto dire “ci siamo anche noi, abbiamo la nostra dignità”; il fastidio di alcuni cittadini è la prova della presenza di un nuovo soggetto, che occupa spazio e reclama un suo diritto (in questo caso, quello dell’acqua).
L’argomentazione della “mancata reciprocità” è tipica del razzismo: se un tale comportamento, tenuto da alcuni italiani in uno dei loro stati, non è tollerato, perché noi dovremmo tollerare le loro intemperanze a casa nostra? Se lo facciamo, dimostriamo di essere una civiltà superiore; se non lo facciamo, siamo quantomeno nel giusto (della legge del taglione). Questa argomentazione potrebbe avere un senso se le condizioni di partenza dei gruppi in questione fossero uguali. Ma è ovvio che non è così: gli italiani non manifesteranno mai in Namibia per avere dell’acqua; al contrario, la povertà estrema di alcuni immigrati è una condizione sufficiente per venire a reclamare dell’acqua in Italia, senza dimenticare il fatto che il nostro tenore di vita è possibile grazie allo stato di povertà in cui si trova 2/3 del pianeta. Quindi, prima di esigere rispetto per il paese che ospita, ci si dovrebbe preoccupare di garantire il rispetto per la dignità delle persone, a partire dall’acqua.
Sarebbe bene pertanto che queste persone ( sia i manifestanti che quegli altri) prima di pretendere dall’Italia casa e soldi, provassero ad offrire qualcosa alla nostra nazione…
Riterrei giusto fossero puniti coloro che approfittano della situazione di certi immigrati, sicuramente soggetti deboli, almeno nel periodo iniziale della permanenza in Italia, ma al contempo che fossero allontanati, con provvedimenti certi ed efficaci, tutti coloro che in Italia son giunti, non per lavorare, ma per cercare di esser “assistiti” o peggio per vivere (volontariamente) ai margini della società!
In queste righe è condensato l’ottimo risultato raggiunto dalla mistificazione ideologica liberalista: la richiesta di usufruire dell’acqua pubblica da parte di regolari immigrati africani, impiegati come forza lavoro nei campi, diventa la pretesa di “casa e soldi” di chi non offre niente alla nazione; l’intenzione di diventare a pieno titolo soggetti portatori di diritti viene ideologicamente distorta e tradotta nell’intenzione di “vivere volontariamente ai margini”. Sono questi gli occhiali deformanti con cui gli europei giudicano la propria società.
Il corrispettivo visibile di questa oscenità venuta fastidiosamente alla luce è l’indignazione pubblica per le discriminazioni etniche: dalla solidarietà al ministro Kyenge per i comportamenti di alcuni esponenti della Lega Nord all’indignazione per i cori razzisti negli stadi, un velo di retorica ipocrita nasconde il razzismo brutale che regge le fondamenta del benessere capitalista. Da un lato si penalizza chi insulta il nero, dall’altro si chiude il rubinetto dell’acqua in pieno agosto a dei lavoratori africani senza alloggio, cercando di allontanarli il più possibile dal terreno dell’esistente. Rendendo invisibile la violenza strutturale, di sistema, e condannando pubblicamente la violenza “soggettiva” (l’intolleranza di alcuni tifosi, gli insulti razzisti di singoli individui, ecc.), l’attuale società capitalista può farsi accettabile e può perfino assumere l’aspetto (profondamente illusorio) del pacifismo, della tolleranza e dell’uguaglianza, mistificando così l’inconfessabile verità: le esplosioni di violenza “soggettiva” sono un prodotto dello stesso sistema che le condanna.