martedì 2 dicembre 2014

La Spinta

Oggi BIANCO nuovo AD di Iren
Sostituisce De Sanctis dopo un'ampia consultazione democratica e partecipativa (?) fra tre sindaci.De Sanctis lascia con "soli" 950.000 euro di buonuscita per 17 mesi di duro lavoro
Intanto crescono gli utili di Iren, mentre gli investimenti languono e il diritto all'acqua continua a essere negato

Come largamente anticipato dalla stampa, "il “Comitato dei Sindaci” – composto da Marco Doria, Sindaco di Genova, Piero Fassino, Sindaco di Torino e Luca Vecchi, Sindaco di Reggio Emilia – ha unanimemente designato Massimiliano Bianco quale nuovo Amministratore Delegato" di Iren SpA (dal Comunicato Iren del 27 novembre).
Il CDA di Iren ratificherà la nomina , lunedì 1 dicembre. Massimiliano Bianco sostituirà Nicola De Sanctis, che peraltro continuerà a lavorare per Iren.
De Sanctis riceverà, per essere stato 17 mesi AD di Iren, una buonuscita di 950.000 euro lordi. Inoltre potrà continuare a lavorare per Iren fino al 31 dicembre 2015, con il compenso di 400.000 € annui. Non si può dire che questi top-manager non sappiano condurre gli affari, specialmente quando si tratta dei propri.
Gli succede Massimiliano Bianco, che si dice sia stato dimesso l'anno scorso dall'acquedotto pugliese, di cui era direttore,  a seguito di una indagine della Guardia di Finanza su alcuni rimborsi consistenti in “pranzi, cene, trasferte e acquisti di mobili”, concessi a Ivo Monteforte, ex amministratore unico dell’Acquedotto Pugliese. Nominato nel 2012 dalla Regione Puglia, Monteforte venne rimosso dall’incarico a seguito della conversione illegittima del rapporto di lavoro di Bianco - da otto anni alla dirigenza dell’AQP - passato da tempo determinato a tempo indeterminato. A disposizione dell’ex direttore Bianco- così leggiamo su un quotidiano - una Audi A6 aziendale, una casa in fitto nel Murattiano, pur risiedendo a pochi chilometri da Bari, ovvero a Gioia, ed uno stipendio di 237 mila e 900 euro lordi annui, oltre a 48mila euro di premio di produzione.
Forse per questi meriti Bianco (ma il condizionale è d'obbligo) sarebbe stato ricompensato con la presidenza di Federutility, l'associazione delle società che gestiscono servizi pubblici, e ora diventa capo azienda di Iren.
Come comitati non possiamo fare a meno di rilevare l'opacità e l'antidemocraticità di scelte così importanti affidate alla trattativa tra tre sindaci, due della stessa parte politica, il terzo come lo fosse. La stessa parte politica che ha creato Iren e usa le istituzioni per incrementare le fortune del partito-azienda.
Perfino i Consigli Comunali sono esclusi dalle decisioni più importanti, figurarsi i cittadini! L'unica "partecipazione" che funziona è quella con le lobby.
Intanto il Parlamento, dominato dalle suddette lobby politico-affaristiche, ha bocciato la norma che impediva i distacchi dell'acqua. Famiglie con bambini possono restare senz'acqua, l'importante è salvaguardare i dividendi di Iren e le buonuscite dei manager. Il prezzo dell'acqua continua a salire, gli utili e i dividendi di Iren ad aumentare, mentre gli investimenti sono fermi.
La legge regionale di iniziativa popolare, che applica (per quanto possibile) in ambito ligure le decisioni del referendum 2011, dopo nemmeno due mesi dal lancio della campagna, e nonostante le alluvioni, ha ormai quasi raggiunto le 5.000 firme necessarie.
Restano ancora quattro mesi di tempo ai cittadini per firmare ai banchetti oppure presso la segreteria comunale.
Facciamo sentire la nostra voce. Oggi con le firme, domani con gli altri e più efficaci  mezzi che questa democrazia, ancorché traballante, mette ancora nostra disposizione.

Genova, 1 dicembre 2014                                   Comitato Acqua Bene Comune - Genova

giovedì 16 ottobre 2014

“Blocca lo Sblocca Italia”, difendi la tua terra!





Un attacco all’ambiente senza precedenti e definitivo: è il cosiddetto Decreto “Sblocca Italia” varato dal Governo Renzi il 13 settembre scorso. Un provvedimento che condanna il Belpaese all’arretratezza di un’economia basata sul consumo intensivo di risorse non rinnovabili e concentrata in poche mani. È un vero e proprio assalto finale delle trivelle al mare che fa vivere milioni di persone con il turismo; alle colline dove l’agricoltura di qualità produce vino e olio venduti in tutto il mondo; addirittura alle montagne e ai paesaggi sopravvissuti a decenni di uso dissennato del territorio. Basti pensare che il Governo Renzi rilancia le attività petrolifere addirittura nel Golfo di Napoli e in quello di Salerno tra Ischia, Capri, Sorrento, Amalfi e la costiera Cilentana, dell'omonimo Parco Nazionale".
Si arriva al paradosso che le produzioni agricole di qualità, il nostro paesaggio e i tanti impianti e lavorazioni che non provocano inquinamento, compresi quelli per la produzione energetica da fonti rinnovabili quando realizzati in maniera responsabile e senza ulteriore consumo di territorio, non sono attività strategiche a norma di legge. Lo sono, invece, i pozzi e l'economia del petrolio che, oltre a costituire fonti di profitto per poche multinazionali, sono causa dei cambiamenti climatici e di un pesante inquinamento.
Mentre il mondo intero sta cercando di affrancarsi da produzioni inquinanti, il Governo Renzi per i prossimi decenni intende avviare la nostra terra su un binario morto dell’economia. Eppure l’industria petrolifera non ha portato alcun vantaggio ai cittadini ma ha costituito solo un aggravamento delle condizioni sociali ed ambientali rispetto ad altre iniziative legate ad un’economia diffusa e meno invasiva.
Nel Decreto la gestione dei rifiuti è affidata alle ciminiere degli inceneritori, mentre l’Italia dovrebbe puntare sulla necessaria riduzione dei rifiuti e all'economia del riciclo e del riutilizzo delle risorse. Tanti comuni italiani hanno raggiunto percentuali del 70-80% di raccolta differenziata coinvolgendo intere comunità di cittadini. Bruciare i rifiuti significa non solo immettere nell’ambiente pericolosissimi inquinanti producendo ceneri dannose alla salute e all’ambiente ma trasforma in un grande affare, concentrato in poche mani, quello che potrebbe essere una risorsa economica per molti.
Le grandi opere con il loro insano e corrotto “ciclo del cemento” continuano ad essere il mantra per questo tipo di “sviluppo” mentre interi territori aspettano da anni il risanamento ambientale. Chi ha inquinato deve pagare. Servono però bonifiche reali, non affidate agli stessi inquinatori e realizzate con metodi ancora più inquinanti; l'esatto opposto delle recenti norme con cui si cerca di mettere la polvere tossica sotto al tappeto. Addirittura il “sistema Mose” diventa la regola, con commissari e “general contractor” che gestiranno grandi aree urbane in tutto il Paese, partendo da Bagnoli.
Questo Decreto anticipa nei fatti le peggiori previsioni della modifica della Costituzione accentrando il potere in poche mani ed escludendo le comunità locali da qualsiasi forma di partecipazione alla gestione del loro territorio.
Il provvedimento si configura come un primo passaggio propedeutico alla piena realizzazione del piano complessivo di privatizzazione e finanziarizzazione dell'acqua e dei beni comuni che il Governo sembra voler definire compiutamente con la legge di stabilità.
Riteniamo che il Parlamento debba far decadere le norme di questo Decreto chiarendo che le vere risorse strategiche del nostro paese sono il nostro sistema agro-ambientale con forme di economia diffusa, dal turismo consapevole all’agricoltura, dalle rinnovabili diffuse alle filiere del riciclo e del riutilizzo.
Contrastare questo Decreto è un impegno affinché la bellezza del paese non sfiorisca definitivamente sacrificata sull’altare degli interessi di pochi petrolieri, cementificatori e affaristi dei rifiuti e delle bonifiche.
Cosa possiamo fare da cittadini, comitati o associazioni?
inviare un'email “blocca lo “sblocca-italia” ai parlamentari, e andare all'evento FaceBook del presidio “Blocca lo sblocca Italia”,  https://www.facebook.com/events/362293050598523/
Per adesioni di organizzazioni e informazioni: nosbloccaitalia@gmail.com

domenica 21 settembre 2014

Passo dopo passo......il naso si allunga

3 giugno 2011 Referendum. Vado a votare e dico sì all'acqua pubblica, dico sì per bloccare il nucleare di Scajola e Romani, dico sì perché non voglio legittimi impedimenti. Dico no al quesito sulla remunerazione dell'investimento: è una norma del governo Prodi nel 1996, ministro Di Pietro. Senza questa norma si bloccherebbero gli investimenti per acqua e depurazione. Tre sì e un no.      https://www.facebook.com/matteorenziufficiale/posts/10150196024489915

venerdì 5 settembre 2014

RENZI PEGGIO DI BERLUSCONI: BENI COMUNI QUOTATI IN BORSA

 
Renzi peggio di Berlusconi. Se quest’ultimo, non più tardi di due mesi dalla straordinaria vittoria referendaria sull’ acqua del giugno 2011, aveva provato s rimettere in campo l’obbligatorietà della privatizzazione dei servizi pubblici locali (bocciata l’anno successivo dalla Corte Costituzionale), Renzi con il “pacchetto 12” contenuto nello “Sblocca Italia” fa molto di più.
Questa volta non si parla “solo” di privatizzazione, bensì di obbligo alla quotazione in Borsa: entro un anno dall’entrata in vigore della legge, gli enti locali che gestiscono il trasporto pubblico locale o il servizio rifiuti dovranno collocare in Borsa o direttamente il 60%, oppure una quota ridotta, a patto che privatizzino la parte eccedente fino alla cessione del 49,9%.
Se non accetteranno il diktat, entro un anno dovranno mettere a gara la gestione dei servizi; se soccomberanno otterranno un prolungamento della concessione di ben 22 anni e 6 mesi!
Come già Berlusconi, anche Renzi si mette la foglia di fico di non nominare l’acqua fra i servizi da consegnare ai capitali finanziari; ma, a parte il fatto che il referendum non riguardava solo l’acqua, bensì tutti i servizi pubblici locali, è evidente l’effetto domino del provvedimento, sia sulle società multiutility che già oggi gestiscono più servizi (acqua compresa), sia su tutti gli enti locali che verrebbero inevitabilmente spinti a privatizzare tutto, anche per poter usufruire delle somme derivanti dalla cessione di quote, che il Governo pensa bene di sottrarre alle tenaglie del patto di stabilità.
Nel pieno della crisi sistemica, ecco dunque il cambio di verso dello scattante premier: non più l’obsoleta privatizzazione dei servizi pubblici locali, bensì la loro diretta consegna agli interessi dei grandi capitali finanziari, che da tempo attendono di poter avviare un nuovo ciclo di accumulazione, attraverso “mercati” redditizi e sicuri (si può vivere senza beni essenziali?) e gestiti in condizione di monopolio assoluto (per un solo territorio vi è un solo acquedotto, un solo servizio rifiuti).
Da queste norme, traspare in tutta evidenza l’idea non tanto dell’eliminazione del “pubblico” –quello è bene che rimanga, altrimenti chi potrebbe organizzare il controllo sociale autoritario delle comunità?- bensì della sua trasformazione da erogatore di servizi e garante di diritti, con un’eminente funzione pubblica e sociale, in veicolo per l’espansione della sfera d’influenza degli interessi finanziari sulla società.
Naturalmente, è ancora una volta la Cassa Depositi e Prestiti ad essere utilizzata per questo enorme disegno di espropriazione dei beni comuni: come già per la dismissione del patrimonio pubblico degli enti locali, è già allo studio un apposito fondo per finanziare anche la privatizzazione dei servizi pubblici locali.
Emerge, oggi più che mai, la necessità di una nuova, ampia e inclusiva mobilitazione sociale, che deve assumere la riappropriazione della funzione pubblica e sociale dell’ente locale come obiettivo di tutti i movimenti in lotta per l’acqua e i beni comuni, e di una nuova finanza pubblica e sociale, a partire dalla socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti.
E, poiché il disegno di espropriazione dei servizi pubblici locali viene portato avanti con il pieno consenso dell'Anci, espresso a più riprese dal suo Presidente Piero Fassino, una domanda sorge spontanea: non è il momento per i molti Sindaci che ancora non hanno abdicato al proprio ruolo di primi garanti della democrazia di prossimità per le comunità locali, di iniziare a ragionare su un'aggregazione alternativa degli enti locali, fuori e contro un Anci al servizio dei poteri forti?

Marco Bersani (Attac Italia)

domenica 27 luglio 2014

ACQUA: a chi preme difendere gli interessi di Iren?







ACQUA: a chi preme difendere gli interessi di Iren?

Abbiamo appreso da Libertà che è stato presentato all'assemblea dei sindaci convocata dal prof. Trespidi il progetto di fattibilità per l'affidamento del servizio idrico integrato e del servizio rifiuti ad una società mista pubblico-privata, nella quale la partecipazione azionaria del socio privato sarebbe del 65%, e quella dei comuni del 35%.
Incredibile!
Dopo le ripetute promesse e garanzie di una maggioranza “qualificata” da riservare agli enti locali per dare loro la possibilità di determinare la linea strategica dei servizi, questa è la conclusione. E la richiesta di portare all'attenzione dei sindaci anche un progetto di fattibilità dettagliato sulla ripubblicizzazione del servizio idrico condotto da uno studio veramente indipendente (richiesta avanzata da 23 amministratori locali, dallo stesso PD in consiglio comunale a Piacenza, dal Comitato Acqua Bene Comune) che fine ha fatto?
Carta straccia!
Insomma si vuole difendere a tutti i costi gli interessi di Iren (società di diritto privato, a partecipazione pubblica ma a gestione completamente privatistica) o di una sua qualunque partecipata, e si vuole a tutti i costi affidare al privato (Iren, o Mediterranea delle Acque o chi per esse) la gestione dei rifiuti e dell'acqua, bene comune essenziale alla sopravvivenza di ogni essere vivente.
Ma, oltre a ricordare per l'ennesima volta ai sindaci che decideranno questa ignobile frode, che la maggioranza assoluta degli elettori italiani e piacentini ha votato nel Referendum del 2011 a favore di una gestione pubblica dell'acqua, fuori da ogni logica di profitto e di mercato, vogliamo ricordare anche che una gestione completamente pubblica dell'acqua e dei rifiuti è assolutamente possibile, perchè:
·         la normativa europea, alla quale anche l'Italia è assoggettata, prevede la possibilità dell'affidamento dei servizi “in house” (cioè direttamente) ad una azienda completamente pubblica (azienda speciale o spa pubblica) che sia soggetta al “controllo analogo” da parte degli enti locali proprietari;
·         esistono in Italia numerosi esempi di aziende completamente pubbliche (spa) affidatarie “in house” del servizio idrico che hanno bilanci attivi e presentano una elevata efficienza del servizio in termini di perdite di rete e di servizi offerti alla clientela: a Lodi, a Fidenza, a Gorizia, a Imperia, a Vicenza, a Verona, a Milano, a Massa Carrara, a Lucca, a Pistoia, ecc. ecc.;
·         esiste in Italia almeno un altro esempio di azienda speciale affidataria in house del servizio idrico integrato, la “Acqua Bene Comune” di Napoli, già Arin Spa, che presenta bilanci costantemente in attivo;
·         è falso che dovrebbero essere i comuni a sborsare il cospicuo indenizzo ad Iren per il subentro nel servizio da parte di una azienda pubblica di loro proprietà (80-110 milioni): tale indenizzo dovrà essere sborsato dalla azienda pubblica tramite l'apertura di una opportuna linea di credito con istituti bancari o con Cassa Depositi e Prestiti; d'altra parte, di cosa si indennizza Iren? Dei costi non ancora ammortizzati sostenuti per costruire infrastrutture di proprietà comunale (se non conferite a società pubbliche, come i consorzi per i 6 comuni della Val d'Arda o PC Infrastrutture Spa per il comune capoluogo) ed inalienabili: tali costi rimangono sempre in capo al proprietario;
·         ognuna delle aziende completamente pubbliche di cui sopra ha aperto proprie linee di credito con istituti bancari, per attivare gli investimenti, spesso per milioni o decine di milioni di €, restituendo i mutui senza pesare sui bilanci dei comuni proprietari e mantenendo attivo il proprio bilancio economico;
·         il personale della nuova azienda pubblica verrebbe trasferito da Iren tramite opportuni accordi sindacali, mentre la spesa per il personale della azienda non farebbe superare il 50% delle spese correnti proprie e dei comuni proprietari, escludendo così il vincolo del patto di stabilità sulle assunzioni;
·         l'affidamento “in house” dei servizi ad una azienda pubblica sottoporrebbe infine l'azienda al “controllo analogo” da parte dei comuni proprietari, e cioè ad un controllo di tutti i consigli comunali su tutti gli atti amministrativi, i bilanci, le decisioni, la politica di servizio, ecc., cosa che non potrà mai avvenire per una società mista, né tanto meno per una società con il 35% di partecipazione pubblica!

Per questo chiediamo ai nostri sindaci: siate coerenti con il voto del Referendum del 2011, optate per l'affidamento “in house” del servizio idrico integrato e dei rifiuti ad una nuova azienda speciale o ad una spa pubblica, di vostra proprietà; rispettate la volontà dei cittadini, il diritto alla partecipazione e il diritto di tutti a godere di un bene essenziale alla sopravvivenza, l'acqua!


Il Comitato Acqua Bene Comune di Piacenza
Il Comitato Acqua Pubblica della Val d'Arda

domenica 29 giugno 2014

Trebbia, avviato il Contratto di fiume

È stato avviato a Gossolengo (Pc), il 28 giugno il percorso per il Contratto di fiume del Trebbia. È attivo il blog: http://cdftrebbia.blogspot.it , aperto a tutti. Per intervenire liberamente è sufficiente inviare richiesta a: ass.convivio@gmail.com. Info ufficiali utili su: http://osservatoriopartecipazionerer.ervet.it/Scheda.asp?p=schede&CasoId=564&CasoGuid=%7B8BB7140F-561F-4BA0-BAB4-A1B68D119695%7D