mercoledì 9 gennaio 2019

Per riprenderci......

Ribadiamo che questo è il testo aggiornato della legge di iniziativa popolare presentato nel 2007 dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua con oltre 400.000 firme e poi depositato nella scorsa legislatura con il sostegno dell’intergruppo parlamentare per l’acqua bene comune. Successivamente ulteriormente aggiornato e depositato in questa legislatura a firma di diversi parlamentari del M5S.
Intendiamo denunciare la mistificazione che è stata fatta nel corso delle audizioni.
In primis, è evidente che l’attuale assetto di gestione non è assolutamente in linea con l’esito referendario del 2011 in quanto le aziende, a parte poche eccezioni, sono società di capitali che sottostanno alle regole del mercato e alla logica del profitto.
In particolare la vocazione delle grandi aziende multiservizio quotate in Borsa, ossia le “4 grandi sorelle” HERA, IREN, A2A e ACEA, non è quella di produrre servizi pubblici fondamentali, ma di “creare valore per gli azionisti”, e cioè di distribuire consistenti dividendi. Infatti, dal 2010 al 2016 esse hanno prodotto utili rilevanti e ne hanno distribuiti la grandissima parte: in termini cumulati, IREN, A2A, HERA e ACEA hanno realizzato utili per 3 miliardi e 257 milioni di EURO e hanno distribuito dividendi per 2 miliardi e 983 milioni di EURO ai soci pubblici e privati, pari al 91% degli utili!
Va anche decostruita la narrazione secondo cui l’intervento di ARERA (già AEEG e AEEGSI) abbia favorito l’aumento degli investimenti.
I dati parlano chiaro: il margine operativo lordo, la cosiddetta “ricchezza” prodotta, è in forte crescita, soprattutto in questi ultimi anni, dal 2014 ad oggi, non a caso da quando, a partire dal servizio idrico, si è arrivati alla nuova regolazione tariffaria di ARERA che, in spregio ai risultati referendari, garantisce certezza e incremento di profitti. In termini percentuali, il margine operativo lordo, sempre cumulando i dati delle 4 grandi multiutility, passa dal 17,4% rispetto al totale dei ricavi nel 2010 al 24,6% nel 2016. E questa crescita va in primo luogo ad alimentare i profitti, visto che - e questo è un altro dato di grande importanza - l'incidenza degli investimenti realizzati rispetto al margine operativo lordo cala progressivamente sempre più, passando dal 58,6% nel 2010 al 40,2%  nel 2016.
Perseguire una strategia di questo tipo ha portato queste aziende ad avere una situazione di indebitamento decisamente alto, praticamente pari al proprio patrimonio netto e con valori elevati anche rispetto al margine operativo lordo. E' questo il processo di finanziarizzazione che interessa anche queste aziende, il fatto cioè di operare in modo consistente nel mercato dei capitali e quindi di dover essere molto sensibili al corso azionario, che diventa così la variabile strategica delle scelte delle aziende stesse.
D’altra parte, gli ultimi dati ISTAT disponibili sulle perdite delle reti idriche sono impietosi: nel 2015 si attestano al 41,4% a livello nazionale.
Siamo in presenza di una situazione eclatante, che la dice lunga sullo stato del nostro servizio idrico, e anche sul fallimento delle scelte tutte orientate alla privatizzazione da almeno 20 anni in qua. Non c'è bisogno di molto ingegno per capire che c'è una correlazione tra questa situazione, lo stato della rete idrica e gli investimenti del tutto insufficienti che si fanno in proposito.
Ciò dimostra anche come il nuovo “mantra” circa la necessità di favorire le economie di scala sia del tutto infondato.
Si tratta di un dato gravissimo in un periodo storico in cui il risparmio idrico e la qualità dell'acqua sono priorità riconosciute anche dagli accordi internazionali in tema di cambiamenti climatici e tutela ambientale.    
Assume poi contorni da terrorismo mediatico l’affermazione secondo cui l’approvazione di questa legge porterà ad un aumento delle tariffe tra il 10 e il 15%. Avverrà, piuttosto, il contrario essendo finalmente eliminata la possibilità di continuare a inserire in tariffa qualsiasi voce riconducibile al profitto, oltre a togliere le competenze sul servizio idrico ad ARERA viste le sue scelte tariffarie esose, antipopolari e in palese violazione referendaria. ARERA ha poi avallato l’esproprio di milioni di euro, attuato con l’addebito sulla bolletta dell'acqua di un illegittimo “conguaglio ante 2012”.
Ribadiamo, quindi, che oggi più di ieri è necessaria una radicale inversione di tendenza ed è sempre più importante riaffermare il valore paradigmatico dell'acqua come bene comune, ribadendo che: l'acqua è un diritto umano universale e fondamentale ed è la risorsa fondamentale per l'equilibrio degli ecosistemi; l'acqua deve essere gestita esclusivamente tramite enti di diritto pubblico (aziende speciali e aziende speciali consortili), ossia l’unico modello in grado di fuoriuscire dalla logica di mercato e garantire la gestione partecipativa delle comunità locali; è necessario giungere ad un sistema di finanziamento basato sulla fiscalità generale e su un meccanismo tariffario equo, non volto al profitto e che garantisca gli investimenti.
Per affermare questi principi chiediamo che la legge “Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque” sia approvata quanto prima.
Roma, 9 Novembre 2018.
Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

domenica 5 luglio 2015

Atersir Piacenza vota il bando europeo: Vergogna!


Il Consiglio ATERSIR di Piacenza ha approvato l'affidamento del servizio idrico tramite gara europea. Tramonta definitivamente la possibilità di una società pubblica.
Voltagabbana!!! Riprendiamoci i Comuni!

venerdì 12 giugno 2015

Lettera di R.Petrella al Presidente della Repubblica


Sono passati 4 anni dai referendum del 12/13 giugno 2011 sull'ACQUA,
dove sul secondo quesito - quello che eliminava il profitto delle Spa sugli investimenti nei servizi idrici -
il SI ottenne quasi il 95,8% dei VOTI (26.130.637 voti su 27.277.276 di voti validi),
indicando chiaramente una precisa indicazione alle Istituzioni democratiche:
quella di approvare una legislazione che consentisse/aiutasse la
ripubblicizzazione nella gestione dei SERVIZI IDRICI,
tramite aziende totalmente pubbliche e controllate dai Comuni e dai cittadini
a livello territoriale ampio (possibilmente coincidente con i bacini idrici).
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Roma 10 giugno 2015
Presso la Sala Aldo Moro di Palazzo Montecitorio
si è svolto il CONVEGNO dal titolo
"L'acqua è un diritto umano"
organizzato dal Forum italiano dei Movimenti per l'acqua.
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Ha aperto l'iniziativa un saluto della Presidente della Camera, Laura Boldrini.
Sono intervenuti, tra gli altri, Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano,
Ermete Realacci, Presidente della Commissione Ambiente della Camer
a.
Moderatore Maurizio Torrealta, giornalista.
VEDI VIDEO SU:
Laura Boldrini: https://www.youtube.com/watch?v=AOy8iGLLNPc (durata: 1 minuto e 45 secondi)
Alex Zanotelli: https://www.youtube.com/watch?v=7CJIuQjyfzs (durata: 1 minuto e 17 secondi)
http://www.agenziavista.it/34065_padre-alex-zanotelli-acqua-renzi-in-direzione-opposta-a-referendum-questo-mi-fa-male-01_17/
Video completo: https://www.youtube.com/watch?v=93WPz7SuMLc (2 ore e 52 minuti)
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http://www.acquabenecomune.org/notizie/nazionali/3053-12-13-6-4-compleanno-dell-acqua
4° compleanno dell'acqua
Il referendum per la ripubblicizzazione dell'acqua compie 4 anni!
Sono pass
ati 4 anni da quella grande mobilitazione popolare che portò 27 milioni di italiani a votare per l'acqua pubblica. Si tratta dell'ultimo successo in termini di affluenza la voto della nostra repubblica. Dal 12 e 13 giugno 2011 infatti, ogni volta che si vota si sente la solita filastrocca sulla disaffezione alla politica.
Il 12 e il 13 giugno non si festeggia solo il compleanno dei referendum ma anche il compleanno di una grande festa di democrazia in cui le italiane e gli italiani sono andati a votare non per un partito politico ma per l'acqua bene comune!
Tanto c'è ancora da fare, i governi Berlusconi, Monti, Letta e Renzi hanno fatto finta che quel referendum non ci sia mai stato: abbiamo ancora bisogno del vostro sostegno e del vostro supporto. 
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LO SCANDALO COSTITUZIONALE
Lettera aperta di Riccardo Petrella
al Presidente Sergio Mattarella
Gen­tile Signor Pre­si­dente On. Ser­gio Mat­ta­rella,
                                                                                                               il 12 e13 giu­gno del 2011, 27 milioni di cit­ta­dini hanno detto chia­ra­mente e con immenso entu­sia­smo (la demo­cra­zia può essere felice), «no al pro­fitto con l’acqua pota­bile», abro­gando la norma che sta­bi­liva la deter­mi­na­zione della tariffa per l’erogazione dell’acqua, con­tro la remu­ne­ra­zione del capi­tale inve­stito dal gestore.

Gli ita­liani hanno coe­ren­te­mente escluso che l’accesso al diritto umano all’acqua pota­bile e per l’igiene, rico­no­sciuto come tale dalla riso­lu­zione del 28 luglio 2010 dell’Assemblea Gene­rale dell’Onu, fosse fonte di lucro. E’ vero che i gruppi sociali domi­nanti del mondo del busi­ness e della poli­tica sono riu­sciti a ridurre l’acqua per la vita ad una merce, ma gli ita­liani hanno rotto la ten­denza e sono sem­pre più nume­rose le città in tutto il mondo che ripub­bli­ciz­zano i ser­vizi idrici o resi­stono alla mer­ci­fi­ca­zione della vita. E milioni di cit­ta­dini hanno detto «sì all’acqua pub­blica», abro­gando la norma che con­sen­tiva di affi­dare la gestione dei ser­vizi pub­blici locali di rile­vanza eco­no­mica a sog­getti scelti con­sen­tendo la gestione “in house” solo ove ricor­re­vano situa­zioni del tutto ecce­zio­nali, che non per­met­te­vano un effi­cace ed utile ricorso al mercato.

Gli ita­liani hanno, invece, affer­mato il diritto all’esistenza della gestione pub­blica dei ser­vizi pub­blici locali (non solo, quindi dell’acqua) e non a titolo ecce­zio­nale. Nel con­te­sto del refe­ren­dum e del dibat­tito plu­ri­de­cen­nale sull’acqua, l’opzione per la mol­te­pli­cità delle forme di gestione è stata una chiara e pos­sente affer­ma­zione della scelta degli ita­liani in favore della gestione pubblica.

Ebbene, sono pas­sati quat­tro anni interi, e gli esiti dei due refe­ren­dum sono rima­sti total­mente disat­tesi da parte delle isti­tu­zioni pub­bli­che dello Stato, governo e par­la­mento com­presi, e di tutta la classe poli­tica, eco­no­mica e sociale al potere. Non solo essi sono stati igno­rati ma i poteri diri­genti non hanno fatto altro nel corso di que­sti quat­tro anni che cer­care di adot­tare misure miranti a svuo­tare di senso e annul­lare de facto i risul­tati dei referendum.

A nulla sono valse le pro­te­ste, le mani­fe­sta­zioni, le peti­zioni degli ita­liani, le pres­sioni sul par­la­mento allo scopo di met­tere fine alloscan­dalo dell’illegittimità costi­tu­zio­nale nella quale si tro­vano le isti­tu­zioni pub­bli­che dello Stato a causa del loro rifiuto di rispet­tare i risul­tati dei refe­ren­dum. Anche il Suo pre­de­ces­sore, garante della Costi­tu­zione, non ha mai pro­nun­ciato una parola, non dico di sde­gno, ma di sem­plice monito rivolto alle isti­tu­zioni dello Stato affin­ché rispet­tas­sero e faces­sero rispet­tare le regole fis­sate dalla Costituzione.

Gen­tile Signor Pre­si­dente, oggi il com­pito di far rispet­tare la Costi­tu­zione incombe alla Sua per­sona.
Tocca a Lei essere il garante della Costi­tu­zione ita­liana, con­si­de­rata come una delle più belle costi­tu­zioni al mondo, ma sem­pre di più strac­ciata, vio­lata, rot­ta­mata. La prego, non lasci impu­nito ancora altri giorni, set­ti­mane e mesi il furto della nostra Costi­tu­zione rap­pre­sen­tato dal non rispetto della volontà di 27 milioni di Ita­liani. Non lasci raf­for­zarsi nell’animo degli ita­liani la disil­lu­sione demo­cra­tica e la sfi­du­cia nelle isti­tu­zioni dello Stato: a che serve la demo­cra­zia se poi quando votiamo lo Stato ed i diri­genti stessi non rispet­tano la volontà dei cit­ta­dini? Non lasci sva­nire la bella e ricca coscienza di 27 milioni di per­sone che hanno espresso con forza che il diritto umano alla vita pre­vale sulle pre­sunte esi­genze tecnico-finanziarie.

Non lasci riaf­fer­mare che il domi­nio del denaro e gli inte­ressi dei gruppi pri­vati e/o dei poteri pub­blici cor­rotti sia legge nel nostro Paese.
Il 12 e 13 giu­gno 2011 27 milioni di Ita­liani hanno votato per il diritto della ed alla vita.
Hanno cre­duto che l’acqua è UN BENE COMUNE essen­ziale ed inso­sti­tui­bile per la vita, hanno cre­duto nella respon­sa­bi­lità pub­blica col­let­tiva per garan­tire l’eguaglianza degli esseri umani rispetto al diritto alla vita. Hanno cre­duto nell’acqua come una delle fonti più belle e ric­che del vivere insieme, hanno cre­duto di più nella gioia del vivere che nell’arricchimento da pro­fitto, hanno dimo­strato fidu­cia nei Comuni e nelle isti­tu­zioni pub­bli­che, hanno cre­duto in un futuro per tutti. I refe­ren­dum sull’acqua sono stati lapri­ma­vera ita­liana.
Un Suo inter­vento rida­rebbe luce e spe­ranza alla “primavera”.

Un grande gra­zie, con grande rispetto e fiducia.
Riccardo Petrella
PS. Ho osato scri­verLe da solo, aper­ta­mente. Mi per­doni per l’audacia. Essendo da più di venti anni impe­gnato atti­va­mente in Ita­lia ed altrove per l’acqua bene comune, l’acqua pub­blica, il diritto uni­ver­sale all’acqua e la par­te­ci­pa­zione dei cit­ta­dini al governo dei ser­vizi pub­blici locali, ho la pre­tesa di pen­sare che quanto espo­sto sia condiviso.

mercoledì 10 giugno 2015

Cattive novità: il Pd boccia il Piano Tutino

Nella direzione provinciale del Pd di Reggio Emilia convocata ieri sera si sono detti tutti d’accordo su un principio: che la gestione di un bene prezioso come l’acqua a Reggio Emilia torni in mani interamente pubbliche. Perché questo significherebbe dare concreta attuazione al volere della stragrande maggioranza dei cittadini che in tal senso si espressero nel referendum di quattro anni fa. Ma – ed ecco il mamesso nero su bianco nel documento approvato dalla direzione (che riunisce una sessantina di persone, molte delle quali sindaci e amministratori comunali) – è impraticabile la strada che prevede di scorporare il servizio idrico ora in capo a Iren e di affidarlo a una società partecipata dagli enti locali reggiani, così come indicato nello studio di fattibilità sostenuto, tra gli altri, dall’assessore comunale di Reggio Mirko Tutino. Impraticabile 

Primo, perché è una strada troppo costosa: un’operazione del genere richiederebbe un impegno non inferiore ai 230 milioni di euro, tra indennizzi a Iren, investimenti e interessi da pagare alle banche che anticiperebbero la somma necessaria per l’avvio della società pubblica.
Secondo, perché è una strada troppo rischiosa per i bilanci dei Comuni. La direzione Pd ricorda i paletti fissati dalla Legge di Stabilità 2015: secondo la norma, nel caso in cui enti pubblici affidino un servizio a una società da loro interamente controllata, gli stessi enti proprietari sono tenuti ad accantonare una somma (pro quota) pari all’impegno finanziario previsto per il triennio e ad esporre nei propri bilanci (sempre pro quota) i debiti contratti dalla società pubblica.
“I numeri messi in evidenza nello studio di fattibilità intrecciati con questo contesto normativo nazionale – dicono dal Pd – mettono potenzialmente a repentaglio l’equilibrio economico-finanziario di numerosi Comuni. Un blocco simultaneo di diversi enti avrebbe conseguenze sociali e sui servizi inimmaginabile. È necessario individuare un’altra soluzione tecnica, che garantisca a Reggio Emilia il più possibile il controllo della ‘sua’ acqua, del suo costo, della sua gestione”.
“Abbiamo l’obiettivo di garantire la qualità dell’eredità che ci è stata consegnata e i posti di lavoro – ha sottolineato ieri sera il segretario del Pd Andrea Costa – e se oggi sposassimo la soluzione prospettata dai consulenti rischieremmo di non garantire quel tipo di qualità. Dobbiamo mettere in campo un lavoro collettivo che ci aiuti a costruire una strada alternativa a quella che ci è stata prospettata. Ci sono altre strade percorribili e altre possibilità che partano da questi presupposti: sull’acqua non va fatta speculazione finanziaria, è un bene che appartiene ai cittadini. Non siamo alla tappa finale di questo percorso ma neanche troppo lontani’.
La bocciatura del progetto è stata accolta con pragmatismo dal suo principale sostenitore, l’assessore comunale del capoluogo Mirko Tutino. “Il mio compito – dice oggi – è stato quello di rassegnare una proposta a chi ha la responsabilità delle decisioni. Tocca ai sindaci l’ultima parola su un tema che avrà rilevanza per i prossimi 30 anni. Vorrei comunque – aggiunge Tutino – che fosse attuata la posizione espressa ieri dalla Direzione del Pd, per quanto sia stato tra coloro che non l’hanno condivisa”.
Più arrabbiata la reazione degli attivisti del comitato provincialeAcqua bene comune, secondo i quali “non è accettabile che il percorso di ripubblicizzazione durato quasi quattro anni sia stato bloccato all’ultimo momento”.  Il comitato annuncia una mobilitazione per sabato pomeriggio, in città, in occasione del quarto anniversario del referendum sull’acqua pubblica.

di Livio Ramolini

venerdì 17 aprile 2015

Timpano/Dosi controllato e controllore anche informali

Nell' ultimo consiglio locale di Atersir ci sono stati alcuni momenti divertenti.Li definisco in questo modo perchè,da spettatore pagante,tutto mi sarei aspettato salvo quello che ho visto e ascoltato.
Partiamo dal Ns. sindaco:Dosi con dovizia di particolari ha, ancora una volta, espresso il tantra che l' acqua è pubblica e lo sarà sempre...quindi Noi paghiamo solo il servizio di adduzione e di depurazione e non l' acqua.Ora il consumo non dovrebbe entrare in bolletta (l' acqua è pubblica) ed invece scopriamo che chi più consuma più paga.Scopriamo anche e lo vorremmo dire a Dosi che l' ente che gestisce il Servizio è una SpA di nome Iren e che il comune di Piacenza possiede alcune quote di questa società;sarà forse per questo motivo che l' azione legale nei confronti di Iren per 4 milioni di mancati investimenti (tranquilli abbiamo pagato Noi) è stata bruscamente interrotta.Queste cose sono risapute??Non sembra viste le domande dei sindaci dei comuni della provincia che in buona sostanza ,essendo molti appena stati eletti,cadono letteralmente dal pero:non sanno degli studi di fattibilità,alcuni chiedono spiegazioni,altri sostengono che le gare significano solo corruzione e spreco di denaro pubblico oppure vogliono gestire in maniera autonoma l' acqua e i rifiuti dei loro comuni.Qualcosa non ha funzionato nella comunicazione si affretta a dire Dosi ma dalla sala spunta la voce del padrone/Timpano; con solerte saggezza liquida il clima di parziale sconcerto con frasi lapidarie e senza possibilità di contraddittorio:lo studio di fattibilità c'è e non serve altro, i soldi non ci sono quindi unica soluzione una gara europea.Tutti rinfrancati da cotanto ardire e nessuno che chieda i costi di una simile operazione?Niente.Arriva poi il turno degli uomini Atersir....tutti hanno un problema:se entro settembre non si trova una soluzione si rischia il commissariamento Regione e poi Stato quindi dopo aver perso alcuni anni chiedono di decidere entro una settimana perchè la poltrona è comoda.....
Fine primo tempo.....

lunedì 16 marzo 2015

Scelte.....

LETTERA APERTA AI SINDACI
Gent.mo/a Sindaco/a,
lo scorso 17 febbraio, un martedì, a Reggio Emilia è stato presentato uno studio di fattibilità che ha chiarito la possibilità di ripubblicizzare la gestione dell'acqua a costo zero per i Comuni!
Oggi 17 marzo, martedì, Lei, con i suoi colleghi, sarà chiamato/a a dare il via libera definitivo all'ipotesi di privatizzazione della gestione di SII e rifiuti tramite una società mista (più privata che pubblica), perché a Piacenza, senza aver fatto un vero studio di fattibilità economico-finanziaria sulla ripubblicizzazione, si è deciso che la gestione pubblica è impossibile.
Come amministratore, soprattutto se di un comune con una popolazione ridotta, in buona parte decentrata rispetto al capoluogo e a maggioranza di anziani, le chiediamo di riflettere un attimo su cosa sta comportando per i suoi concittadini l'entrata in Borsa della privatizzanda Poste Italiane, e prima ancora la privatizzazione dei trasporti pubblici su gomma e su rotaia, ed agli svantaggi di una gestione sempre più privatistica della sanità.
D'altronde Lei ha ragioni da vendere che giustificano la sua scelta: con le informazioni in suo possesso ogni altra decisione era più rischiosa e controproducente (ipotesi in house), o troppo glamour per passare inosservata (ipotesi gara europea).
Ci permettiamo di ricordarLe però che lo studio commissionato da AGAC ad Agenia Consulting per la analoga realtà di Reggio Emilia dimostra la possibilità di finanziare sia l'indennizzo al gestore uscente sia il piano dei finanziamenti, totalmente mediante un prestito bancario, e dimostra altresì la sostenibilità dei ricavi dalle tariffe a far fronte alla restituzione del prestito, a costo zero per i Comuni e senza aggravi tariffari.
Infatti a Reggio Emilia si sta mettendo a punto un piano economico per la ripubblicizzazione che prevede un finanziamento bancario dell'intero ammontare di 125 milioni (102 per l'indennizzo ad Iren e 20-25 per il primo anno di gestione), mentre le entrate tariffarie consentiranno, nei 25 anni di concessione, di ripagare il debito senza alcun esborso da parte dei Comuni.
Era quello che chiedevamo venisse fatto anche per Piacenza.
Ora, viste le analogie con la situazione reggiana e con quella di Gorizia, che anni fa ha portato a termine un percorso molto simile, noi crediamo che i risultati di questo studio valgano nella sostanza anche per la nostra provincia.
Ritiene Lei accettabile che su una scelta che condizionerà la qualità e il costo di servizi così essenziali per i prossimi 25-30 anni, i Sindaci e gli Amministratori vengano chiamati a ratificare un'unica ipotesi sul tavolo senza tenere conto di questi risultati, ma anzi avendo scartato a priori l'ipotesi di una gestione pubblica che attuasse l'esito referendario?
Ebbene, chiediamo a Lei e ai suoi colleghi se intendete assumervi di fronte ai cittadini la responsabilità di legittimare una scelta calata dall'alto e presentata come l'unica possibile, anche dopo che lo studio presentato a Reggio Emilia ha chiarito la possibilità di attuare l'esito referendario a costo zero per i Comuni.
Ci auguriamo che, anziché avventurarsi in gare a doppio oggetto o in gare europee, che comporterebbero comunque rischi e costi notevoli, si colga quest'ultima occasione per attuare finalmente la volontà popolare, dando il via ad un progetto di fattibilità economico-finanziaria sulla gestione in house del SII, già più volte richiesto anche da diversi amministratori nonché dal Comune di Pontenure.
Grazie per l'attenzione.
Il Comitato Acqua Bene Comune di Piacenza
Il Comitato Acqua Pubblica Val d'Arda

lunedì 29 dicembre 2014

Acqua pubblica, in Emilia la Cgil difende la multiutility. Comitati: “Iren ha fallito”

A Reggio Emilia il percorso avviato da anni per la pubblicizzazione dell’acqua divide Cgil e Comitato provinciale reggiano Acqua bene comune. La città emiliana dopo il referendum del 2011 ha imboccato la strada per la costituzione di una società in house per la gestione del servizio idrico, uscendo dalla multiutility Iren. Un processo da sempre sostenuto da Cgil nazionale e non ancora terminato, ma su cui ora Cgil regionale sembra avere ripensamenti. Proprio pochi giorni fa infatti il sindacato ha auspicato una maggiore autonomia per l’azienda che offre servizi pubblici a Reggio Emilia, Parma e Piacenza, definendo però i processi aggregativi tra le utility come la strada giusta per investimenti e miglioramento dei servizi, e chiedendo allo stesso tempo anche di ritornare a un radicamento nel territorio. A denunciarlo è il comitato Acqua bene comune: “Leggere sulla stampa che ‘la Cgil regionale è contraria al processo di ripubblicizzazione dell’acqua avviato a Reggio’, ci disorienta a dir poco” spiegano dal comitato. “Piuttosto che a procedere con la ripubblicizzazione dell’acqua, si invitano i sindaci a ‘riflettere fino in fondo sull’esperienza Iren, invitandoli a restare in Iren stessa chiedendo una maggiore autonomia attraverso il rilancio di Iren Emilia, oggi una scatola vuota”.
Un cambio di rotta che il comitato fatica a interpretare, proprio ora in cui la battaglia promossa dai cittadini punta non solo contro le multiutility e Iren, ma anche contro il progetto delle maxiutility previsto dallo Sblocca Italia e dalla Legge di stabilità. Dopo il presidio contro la buonuscita da 900mila euro all’ad Nicola De Sanctis, che aveva portato sotto il Comune reggiano oltre 300 persone, è nato il tavolo “No maxiutility, sì ripubblicizzazioni” che riunisce comitati cittadini per l’acqua e i rifiuti, Anpi, Cisl, Cgil e Federconsumatori. Nella città per anni guidata dal sottosegretario Graziano Delrio, che aveva portato alla creazione della multiutility Iren, i cittadini fanno sentire la propria contrarietà alla gestione privata dei beni comuni, dall’acqua ai rifiuti. “Il modello Iren è fallito dal punto di vista industriale e finanziario, e soprattutto non risponde ai bisogni dei cittadini” spiega Francesco Fantuzzi, del comitato. “Il paradosso – continua – è che gli amministratori che anni fa ci hanno portato a Iren, ora spingono per la fusione con altre società”.
Maxiutility quotate in borsa e in cerca di profitto al posto delle multiutility, che però per i cittadini hanno già fallito. Al centro del percorso c’è la ripubblicizzazione dell’acqua, come espresso dal referendum, con aziende di diritto pubblico che non seguano logiche di profitto. A Reggio Emilia si lavora per questo, anche se la strada è tortuosa e ostacolata dalla burocrazia: “La politica deve imporsi, perché il prezzo non può essere stabilito da Iren – spiega Fantuzzi – L’acqua non è un bene di mercato, il prezzo non può farlo una società basandosi sui costi”. La strategia è cambiare mentalità, anche sul tema dei rifiuti, che vanno considerati beni comuni. Il nuovo soggetto, politico ma apartitico, è stato presentato nei giorni scorsi e si stanno raccogliendo nuove adesioni tra i cittadini, ma l’appello è soprattutto alla politica: “Vogliamo che i sindaci si esprimano – aggiunge Fantuzzi – che dicano da che parte stanno sulla gestione rifiuti e acqua”.
fonte Il  Fatto Quotidiano.

giovedì 18 dicembre 2014

Iren Hera rubbano?



I Comitati acqua bene comune dell'Emilia Romagna sulla recente presa di posizione su Iren della Cgil Emilia Romagna.
                A pochi giorni dallo sciopero generale e delle manifestazioni del 12 dicembre 2014 di CGIL e UIL, alle quali hanno partecipato i Comitati Acqua Bene Comune Emilia Romagna in modo pubblico e visibile, ci riteniamo in dovere di esprimere il nostro dissenso sulle conclusioni alle quali la CGIL Emilia Romagna giunge dopo una analisi e alcune considerazioni condivisibili su IREN ed il suo ruolo nella gestione dei servizi Pubblici Locali.
                La Cgil nazionale e diverse strutture territoriali fra le quali anche la CGIL Emilia Romagna e numerose Camere del Lavoro, dopo il Referendum del 2011 (che aveva contribuito a promuovere) prese posizione a favore della gestione pubblica dell’acqua, con aziende di diritto pubblico e fuori da logiche di profitto. La Camera del lavoro di Reggio, in occasione del recente congresso, ha confermato questo orientamento esprimendosi favorevolmente alla decisione dei sindaci di scorporare il Servizio Idrico da Iren e procedere al  suo affidamento in provincia di Reggio ad un’Azienda Speciale di diritto pubblico. Leggere quindi sulla stampa che “La Cgil regionale è contraria al processo di ripubblicizzazione dell’acqua avviato a Reggio”, ci disorienta a dir poco.
                Nel comunicato della Cgil regionale leggiamo anche cose condivisibili: l’indignazione per la vicenda del “dimissionamento” dell’Amministratore Delegato e la critica a diversi aspetti cruciali del “modello Iren”, ma poi si invitano i sindaci, piuttosto che a procedere con la ripubblicizzazione dell’acqua, a “riflettere fino in fondo sull’esperienza Iren”, invitandoli a restare in Iren stessa  chiedendo una maggiore autonomia attraverso il rilancio di Iren Emilia  (equivalente all’ex-Enia: Reggio Emilia, Parma e Piacenza), oggi una scatola vuota.
                A parte l'imprecisione di considerare equivalenti le decisioni dei sindaci Reggiani (Azienda Speciale Pubblica) presa dopo una impegnativa e ricca istruttoria pubblica e quella dei Sindaci Piacentini assunta contro la maggioranza referendaria e le associazioni (Azienda mista pubblico-privata a maggioranza privata) - la verosimiglianza di questa proposta è molto opinabile, ci pare del tutto contradditorio invocare la ri-territorializzazione dei servizi, ma allo stesso tempo dirsi “convinti che continuare i processi aggregativi tra le multiutility, privilegiando la costituzione di grandi aziende multi servizi, sia la strada giusta”. In tutta la regione è forte la contestazione al modello delle multiutility quotate in borsa ad esempio a Reggio Emilia è nato un “Tavolo NO Maxiutility, SI ripubblicizzazioni”, trasversale e apartitico, a cui aderisce anche il Comitato Acqua Bene Comune, proprio per contrastare quel processo di concentrazione ulteriore attraverso fusioni, verso cui il Governo ci sta spingendo, che rappresenterà la definitiva perdita secca di autonomia e di sovranità da parte dei sindaci. Altro che “strada giusta” !
                Beninteso, non tutte le gestioni pubbliche sono esemplari, soprattutto quando viziate da clientelismo o eccessivamente frammentate, ma è inaccettabile (perchè semplicemente falso) il principio aprioristico per cui più è grande il gestore, maggiore è l’efficienza del servizio.
                Esistono gestori interamente pubblici, indipendenti dalle grandi multiutiltiy, a Nord come a Sud, che gestiscono l’acqua e i rifiuti (da soli o insieme) in modo ineccepibile, nell’interesse dei cittadini e dell’ambiente e fuori da logiche di profitto.
                E' da tempo che i Comitati acqua bene comune chiedono una riflessione sul modello incarnato da HERA ed IREN nella nostra regione.  
                A nostro avviso il progetto di arrivare progressivamente a concentrare la gestione dei  Servizi Pubblici Locali (SPL) nelle mani di pochissimi  soggetti gestori: le grandi multiutility quotate in borsa (Hera, Iren, Acea e A2A), che si spartiranno tutto il territorio nazionale per poi magari essere assorbite a loro volta dalle grandi multinazionali, è inaccettabile.
                Proprio perché i vizi capitali di questi soggetti sono ormai sotto gli occhi di tutti (anche della Cgil regionale):  indebitamento patologico – spesso praticato per garantire alti dividendi agli azionisti pubblici e privati - , aumento delle tariffe, mancanza di trasparenza – in ossequio alle logiche della Borsa come ci ricorda la Funzione Pubblica CGIL che apre una causa per comportamento antisindacale contro IREN - , criteri inaccettabili di remunerazione del top management, incompatibilità ambientale, riduzioni del personale, appalti al massimo ribasso, finanziarizzazione spinta...

                Come si fa a dire che si migliora il profilo industriale della gestione dei servizi solo attraverso la crescita dimensionale dell'impresa; e quale è la dimensione ottimale? Studi indipendenti dicono che il massimo di efficacia nella gestione del servizio idrico lo si ha per bacini attorno al mezzo milione di utenti con gestione monoutility e che anche le economie di scala non funzionano più superata una certa soglia dimensionale. Per non dire del rapporto col territorio che richiede modelli di governance incardinati sui comuni con una logica di prossimità che tenga assieme capacità di governo e architetture tecnico-professionali. Ci sarà un motivo legato alla forma societaria – SPA quotate in borsa – per cui gli obiettivi di profitto e di rendita finanziaria diventano un ostacolo insormontabile al miglioramento del servizio, alla tutela dell'ambiente, alla realizzazione degli investimenti necessari a quel territorio, al contenimento delle bollette ed alla democrazia (nel lavoro, nelle relazioni sindacali e nel governo del territorio) 

                Ma soprattutto, cedere i Servizi Pubblici Locali a questi soggetti significa per i Comuni rinunciare  definitivamente alla loro sovranità, al controllo del loro territorio e al rapporto diretto con i loro cittadini (che non recupereranno certo attraverso una sub-holding regionale o con aziende come HERA in continua crescita dimensionale e che hanno cancellato le Società operative territoriali e divisionalizzato il servizio ).                Non è questo che vogliamo per il territorio dell'Emilia Romagna.
Insistiamo quindi perché venga portato a termine prima possibile il processo di ripubblicizzazione dell’acqua e perché si apra un percorso analogo anche per la gestione dei rifiuti a Reggio Emilia, ed in tutta l'Emilia Romagna.
                La partecipazione dei cittadini e dei lavoratori del servizio dovrà avere un ruolo fondamentale, non solo per cercare le migliori soluzioni organizzative, tariffarie e ambientali, ma per garantire la trasparenza della gestione e sottrarla a logiche clientelari, a partire dai criteri di nomina e di remunerazione del Consiglio di Amministrazione e degli organi di controllo.

                Chiediamo quindi alla CGIL Emilia Romagna, un supplemento di discussione, anche attraverso uno specifico incontro con i Comitati Acqua Bene comune Emilia Romagna, al fine di chiarire le rispettive posizioni, e speriamo anche per trovare punti sostanziali di convergenza su obiettivi comuni a partire dal contrasto alle misure del Governo nella Legge di Stabilità e nello Sblocca Italia

I Comitati Acqua Bene Comune Emilia Romagna

martedì 2 dicembre 2014

La Spinta

Oggi BIANCO nuovo AD di Iren
Sostituisce De Sanctis dopo un'ampia consultazione democratica e partecipativa (?) fra tre sindaci.De Sanctis lascia con "soli" 950.000 euro di buonuscita per 17 mesi di duro lavoro
Intanto crescono gli utili di Iren, mentre gli investimenti languono e il diritto all'acqua continua a essere negato

Come largamente anticipato dalla stampa, "il “Comitato dei Sindaci” – composto da Marco Doria, Sindaco di Genova, Piero Fassino, Sindaco di Torino e Luca Vecchi, Sindaco di Reggio Emilia – ha unanimemente designato Massimiliano Bianco quale nuovo Amministratore Delegato" di Iren SpA (dal Comunicato Iren del 27 novembre).
Il CDA di Iren ratificherà la nomina , lunedì 1 dicembre. Massimiliano Bianco sostituirà Nicola De Sanctis, che peraltro continuerà a lavorare per Iren.
De Sanctis riceverà, per essere stato 17 mesi AD di Iren, una buonuscita di 950.000 euro lordi. Inoltre potrà continuare a lavorare per Iren fino al 31 dicembre 2015, con il compenso di 400.000 € annui. Non si può dire che questi top-manager non sappiano condurre gli affari, specialmente quando si tratta dei propri.
Gli succede Massimiliano Bianco, che si dice sia stato dimesso l'anno scorso dall'acquedotto pugliese, di cui era direttore,  a seguito di una indagine della Guardia di Finanza su alcuni rimborsi consistenti in “pranzi, cene, trasferte e acquisti di mobili”, concessi a Ivo Monteforte, ex amministratore unico dell’Acquedotto Pugliese. Nominato nel 2012 dalla Regione Puglia, Monteforte venne rimosso dall’incarico a seguito della conversione illegittima del rapporto di lavoro di Bianco - da otto anni alla dirigenza dell’AQP - passato da tempo determinato a tempo indeterminato. A disposizione dell’ex direttore Bianco- così leggiamo su un quotidiano - una Audi A6 aziendale, una casa in fitto nel Murattiano, pur risiedendo a pochi chilometri da Bari, ovvero a Gioia, ed uno stipendio di 237 mila e 900 euro lordi annui, oltre a 48mila euro di premio di produzione.
Forse per questi meriti Bianco (ma il condizionale è d'obbligo) sarebbe stato ricompensato con la presidenza di Federutility, l'associazione delle società che gestiscono servizi pubblici, e ora diventa capo azienda di Iren.
Come comitati non possiamo fare a meno di rilevare l'opacità e l'antidemocraticità di scelte così importanti affidate alla trattativa tra tre sindaci, due della stessa parte politica, il terzo come lo fosse. La stessa parte politica che ha creato Iren e usa le istituzioni per incrementare le fortune del partito-azienda.
Perfino i Consigli Comunali sono esclusi dalle decisioni più importanti, figurarsi i cittadini! L'unica "partecipazione" che funziona è quella con le lobby.
Intanto il Parlamento, dominato dalle suddette lobby politico-affaristiche, ha bocciato la norma che impediva i distacchi dell'acqua. Famiglie con bambini possono restare senz'acqua, l'importante è salvaguardare i dividendi di Iren e le buonuscite dei manager. Il prezzo dell'acqua continua a salire, gli utili e i dividendi di Iren ad aumentare, mentre gli investimenti sono fermi.
La legge regionale di iniziativa popolare, che applica (per quanto possibile) in ambito ligure le decisioni del referendum 2011, dopo nemmeno due mesi dal lancio della campagna, e nonostante le alluvioni, ha ormai quasi raggiunto le 5.000 firme necessarie.
Restano ancora quattro mesi di tempo ai cittadini per firmare ai banchetti oppure presso la segreteria comunale.
Facciamo sentire la nostra voce. Oggi con le firme, domani con gli altri e più efficaci  mezzi che questa democrazia, ancorché traballante, mette ancora nostra disposizione.

Genova, 1 dicembre 2014                                   Comitato Acqua Bene Comune - Genova

giovedì 16 ottobre 2014

“Blocca lo Sblocca Italia”, difendi la tua terra!





Un attacco all’ambiente senza precedenti e definitivo: è il cosiddetto Decreto “Sblocca Italia” varato dal Governo Renzi il 13 settembre scorso. Un provvedimento che condanna il Belpaese all’arretratezza di un’economia basata sul consumo intensivo di risorse non rinnovabili e concentrata in poche mani. È un vero e proprio assalto finale delle trivelle al mare che fa vivere milioni di persone con il turismo; alle colline dove l’agricoltura di qualità produce vino e olio venduti in tutto il mondo; addirittura alle montagne e ai paesaggi sopravvissuti a decenni di uso dissennato del territorio. Basti pensare che il Governo Renzi rilancia le attività petrolifere addirittura nel Golfo di Napoli e in quello di Salerno tra Ischia, Capri, Sorrento, Amalfi e la costiera Cilentana, dell'omonimo Parco Nazionale".
Si arriva al paradosso che le produzioni agricole di qualità, il nostro paesaggio e i tanti impianti e lavorazioni che non provocano inquinamento, compresi quelli per la produzione energetica da fonti rinnovabili quando realizzati in maniera responsabile e senza ulteriore consumo di territorio, non sono attività strategiche a norma di legge. Lo sono, invece, i pozzi e l'economia del petrolio che, oltre a costituire fonti di profitto per poche multinazionali, sono causa dei cambiamenti climatici e di un pesante inquinamento.
Mentre il mondo intero sta cercando di affrancarsi da produzioni inquinanti, il Governo Renzi per i prossimi decenni intende avviare la nostra terra su un binario morto dell’economia. Eppure l’industria petrolifera non ha portato alcun vantaggio ai cittadini ma ha costituito solo un aggravamento delle condizioni sociali ed ambientali rispetto ad altre iniziative legate ad un’economia diffusa e meno invasiva.
Nel Decreto la gestione dei rifiuti è affidata alle ciminiere degli inceneritori, mentre l’Italia dovrebbe puntare sulla necessaria riduzione dei rifiuti e all'economia del riciclo e del riutilizzo delle risorse. Tanti comuni italiani hanno raggiunto percentuali del 70-80% di raccolta differenziata coinvolgendo intere comunità di cittadini. Bruciare i rifiuti significa non solo immettere nell’ambiente pericolosissimi inquinanti producendo ceneri dannose alla salute e all’ambiente ma trasforma in un grande affare, concentrato in poche mani, quello che potrebbe essere una risorsa economica per molti.
Le grandi opere con il loro insano e corrotto “ciclo del cemento” continuano ad essere il mantra per questo tipo di “sviluppo” mentre interi territori aspettano da anni il risanamento ambientale. Chi ha inquinato deve pagare. Servono però bonifiche reali, non affidate agli stessi inquinatori e realizzate con metodi ancora più inquinanti; l'esatto opposto delle recenti norme con cui si cerca di mettere la polvere tossica sotto al tappeto. Addirittura il “sistema Mose” diventa la regola, con commissari e “general contractor” che gestiranno grandi aree urbane in tutto il Paese, partendo da Bagnoli.
Questo Decreto anticipa nei fatti le peggiori previsioni della modifica della Costituzione accentrando il potere in poche mani ed escludendo le comunità locali da qualsiasi forma di partecipazione alla gestione del loro territorio.
Il provvedimento si configura come un primo passaggio propedeutico alla piena realizzazione del piano complessivo di privatizzazione e finanziarizzazione dell'acqua e dei beni comuni che il Governo sembra voler definire compiutamente con la legge di stabilità.
Riteniamo che il Parlamento debba far decadere le norme di questo Decreto chiarendo che le vere risorse strategiche del nostro paese sono il nostro sistema agro-ambientale con forme di economia diffusa, dal turismo consapevole all’agricoltura, dalle rinnovabili diffuse alle filiere del riciclo e del riutilizzo.
Contrastare questo Decreto è un impegno affinché la bellezza del paese non sfiorisca definitivamente sacrificata sull’altare degli interessi di pochi petrolieri, cementificatori e affaristi dei rifiuti e delle bonifiche.
Cosa possiamo fare da cittadini, comitati o associazioni?
inviare un'email “blocca lo “sblocca-italia” ai parlamentari, e andare all'evento FaceBook del presidio “Blocca lo sblocca Italia”,  https://www.facebook.com/events/362293050598523/
Per adesioni di organizzazioni e informazioni: nosbloccaitalia@gmail.com

domenica 21 settembre 2014

Passo dopo passo......il naso si allunga

3 giugno 2011 Referendum. Vado a votare e dico sì all'acqua pubblica, dico sì per bloccare il nucleare di Scajola e Romani, dico sì perché non voglio legittimi impedimenti. Dico no al quesito sulla remunerazione dell'investimento: è una norma del governo Prodi nel 1996, ministro Di Pietro. Senza questa norma si bloccherebbero gli investimenti per acqua e depurazione. Tre sì e un no.      https://www.facebook.com/matteorenziufficiale/posts/10150196024489915

venerdì 5 settembre 2014

RENZI PEGGIO DI BERLUSCONI: BENI COMUNI QUOTATI IN BORSA

 
Renzi peggio di Berlusconi. Se quest’ultimo, non più tardi di due mesi dalla straordinaria vittoria referendaria sull’ acqua del giugno 2011, aveva provato s rimettere in campo l’obbligatorietà della privatizzazione dei servizi pubblici locali (bocciata l’anno successivo dalla Corte Costituzionale), Renzi con il “pacchetto 12” contenuto nello “Sblocca Italia” fa molto di più.
Questa volta non si parla “solo” di privatizzazione, bensì di obbligo alla quotazione in Borsa: entro un anno dall’entrata in vigore della legge, gli enti locali che gestiscono il trasporto pubblico locale o il servizio rifiuti dovranno collocare in Borsa o direttamente il 60%, oppure una quota ridotta, a patto che privatizzino la parte eccedente fino alla cessione del 49,9%.
Se non accetteranno il diktat, entro un anno dovranno mettere a gara la gestione dei servizi; se soccomberanno otterranno un prolungamento della concessione di ben 22 anni e 6 mesi!
Come già Berlusconi, anche Renzi si mette la foglia di fico di non nominare l’acqua fra i servizi da consegnare ai capitali finanziari; ma, a parte il fatto che il referendum non riguardava solo l’acqua, bensì tutti i servizi pubblici locali, è evidente l’effetto domino del provvedimento, sia sulle società multiutility che già oggi gestiscono più servizi (acqua compresa), sia su tutti gli enti locali che verrebbero inevitabilmente spinti a privatizzare tutto, anche per poter usufruire delle somme derivanti dalla cessione di quote, che il Governo pensa bene di sottrarre alle tenaglie del patto di stabilità.
Nel pieno della crisi sistemica, ecco dunque il cambio di verso dello scattante premier: non più l’obsoleta privatizzazione dei servizi pubblici locali, bensì la loro diretta consegna agli interessi dei grandi capitali finanziari, che da tempo attendono di poter avviare un nuovo ciclo di accumulazione, attraverso “mercati” redditizi e sicuri (si può vivere senza beni essenziali?) e gestiti in condizione di monopolio assoluto (per un solo territorio vi è un solo acquedotto, un solo servizio rifiuti).
Da queste norme, traspare in tutta evidenza l’idea non tanto dell’eliminazione del “pubblico” –quello è bene che rimanga, altrimenti chi potrebbe organizzare il controllo sociale autoritario delle comunità?- bensì della sua trasformazione da erogatore di servizi e garante di diritti, con un’eminente funzione pubblica e sociale, in veicolo per l’espansione della sfera d’influenza degli interessi finanziari sulla società.
Naturalmente, è ancora una volta la Cassa Depositi e Prestiti ad essere utilizzata per questo enorme disegno di espropriazione dei beni comuni: come già per la dismissione del patrimonio pubblico degli enti locali, è già allo studio un apposito fondo per finanziare anche la privatizzazione dei servizi pubblici locali.
Emerge, oggi più che mai, la necessità di una nuova, ampia e inclusiva mobilitazione sociale, che deve assumere la riappropriazione della funzione pubblica e sociale dell’ente locale come obiettivo di tutti i movimenti in lotta per l’acqua e i beni comuni, e di una nuova finanza pubblica e sociale, a partire dalla socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti.
E, poiché il disegno di espropriazione dei servizi pubblici locali viene portato avanti con il pieno consenso dell'Anci, espresso a più riprese dal suo Presidente Piero Fassino, una domanda sorge spontanea: non è il momento per i molti Sindaci che ancora non hanno abdicato al proprio ruolo di primi garanti della democrazia di prossimità per le comunità locali, di iniziare a ragionare su un'aggregazione alternativa degli enti locali, fuori e contro un Anci al servizio dei poteri forti?

Marco Bersani (Attac Italia)

domenica 27 luglio 2014

ACQUA: a chi preme difendere gli interessi di Iren?







ACQUA: a chi preme difendere gli interessi di Iren?

Abbiamo appreso da Libertà che è stato presentato all'assemblea dei sindaci convocata dal prof. Trespidi il progetto di fattibilità per l'affidamento del servizio idrico integrato e del servizio rifiuti ad una società mista pubblico-privata, nella quale la partecipazione azionaria del socio privato sarebbe del 65%, e quella dei comuni del 35%.
Incredibile!
Dopo le ripetute promesse e garanzie di una maggioranza “qualificata” da riservare agli enti locali per dare loro la possibilità di determinare la linea strategica dei servizi, questa è la conclusione. E la richiesta di portare all'attenzione dei sindaci anche un progetto di fattibilità dettagliato sulla ripubblicizzazione del servizio idrico condotto da uno studio veramente indipendente (richiesta avanzata da 23 amministratori locali, dallo stesso PD in consiglio comunale a Piacenza, dal Comitato Acqua Bene Comune) che fine ha fatto?
Carta straccia!
Insomma si vuole difendere a tutti i costi gli interessi di Iren (società di diritto privato, a partecipazione pubblica ma a gestione completamente privatistica) o di una sua qualunque partecipata, e si vuole a tutti i costi affidare al privato (Iren, o Mediterranea delle Acque o chi per esse) la gestione dei rifiuti e dell'acqua, bene comune essenziale alla sopravvivenza di ogni essere vivente.
Ma, oltre a ricordare per l'ennesima volta ai sindaci che decideranno questa ignobile frode, che la maggioranza assoluta degli elettori italiani e piacentini ha votato nel Referendum del 2011 a favore di una gestione pubblica dell'acqua, fuori da ogni logica di profitto e di mercato, vogliamo ricordare anche che una gestione completamente pubblica dell'acqua e dei rifiuti è assolutamente possibile, perchè:
·         la normativa europea, alla quale anche l'Italia è assoggettata, prevede la possibilità dell'affidamento dei servizi “in house” (cioè direttamente) ad una azienda completamente pubblica (azienda speciale o spa pubblica) che sia soggetta al “controllo analogo” da parte degli enti locali proprietari;
·         esistono in Italia numerosi esempi di aziende completamente pubbliche (spa) affidatarie “in house” del servizio idrico che hanno bilanci attivi e presentano una elevata efficienza del servizio in termini di perdite di rete e di servizi offerti alla clientela: a Lodi, a Fidenza, a Gorizia, a Imperia, a Vicenza, a Verona, a Milano, a Massa Carrara, a Lucca, a Pistoia, ecc. ecc.;
·         esiste in Italia almeno un altro esempio di azienda speciale affidataria in house del servizio idrico integrato, la “Acqua Bene Comune” di Napoli, già Arin Spa, che presenta bilanci costantemente in attivo;
·         è falso che dovrebbero essere i comuni a sborsare il cospicuo indenizzo ad Iren per il subentro nel servizio da parte di una azienda pubblica di loro proprietà (80-110 milioni): tale indenizzo dovrà essere sborsato dalla azienda pubblica tramite l'apertura di una opportuna linea di credito con istituti bancari o con Cassa Depositi e Prestiti; d'altra parte, di cosa si indennizza Iren? Dei costi non ancora ammortizzati sostenuti per costruire infrastrutture di proprietà comunale (se non conferite a società pubbliche, come i consorzi per i 6 comuni della Val d'Arda o PC Infrastrutture Spa per il comune capoluogo) ed inalienabili: tali costi rimangono sempre in capo al proprietario;
·         ognuna delle aziende completamente pubbliche di cui sopra ha aperto proprie linee di credito con istituti bancari, per attivare gli investimenti, spesso per milioni o decine di milioni di €, restituendo i mutui senza pesare sui bilanci dei comuni proprietari e mantenendo attivo il proprio bilancio economico;
·         il personale della nuova azienda pubblica verrebbe trasferito da Iren tramite opportuni accordi sindacali, mentre la spesa per il personale della azienda non farebbe superare il 50% delle spese correnti proprie e dei comuni proprietari, escludendo così il vincolo del patto di stabilità sulle assunzioni;
·         l'affidamento “in house” dei servizi ad una azienda pubblica sottoporrebbe infine l'azienda al “controllo analogo” da parte dei comuni proprietari, e cioè ad un controllo di tutti i consigli comunali su tutti gli atti amministrativi, i bilanci, le decisioni, la politica di servizio, ecc., cosa che non potrà mai avvenire per una società mista, né tanto meno per una società con il 35% di partecipazione pubblica!

Per questo chiediamo ai nostri sindaci: siate coerenti con il voto del Referendum del 2011, optate per l'affidamento “in house” del servizio idrico integrato e dei rifiuti ad una nuova azienda speciale o ad una spa pubblica, di vostra proprietà; rispettate la volontà dei cittadini, il diritto alla partecipazione e il diritto di tutti a godere di un bene essenziale alla sopravvivenza, l'acqua!


Il Comitato Acqua Bene Comune di Piacenza
Il Comitato Acqua Pubblica della Val d'Arda

domenica 29 giugno 2014

Trebbia, avviato il Contratto di fiume

È stato avviato a Gossolengo (Pc), il 28 giugno il percorso per il Contratto di fiume del Trebbia. È attivo il blog: http://cdftrebbia.blogspot.it , aperto a tutti. Per intervenire liberamente è sufficiente inviare richiesta a: ass.convivio@gmail.com. Info ufficiali utili su: http://osservatoriopartecipazionerer.ervet.it/Scheda.asp?p=schede&CasoId=564&CasoGuid=%7B8BB7140F-561F-4BA0-BAB4-A1B68D119695%7D

venerdì 23 maggio 2014

TUTTE LE RISPOSTE DEI CANDIDATI SINDACI AI NOSTRI QUESITI

Le domande in sintesi (per la versione integrale delle domande si veda in fondo al post):
1. Sei disposto a sostenere la realizzazione di un serio progetto di fattibilità per una gestione completamente pubblica del servizio idrico e rifiuti?
2. Ti impegneresti a sostenere la costituzione di una società interamente pubblica che gestisca acqua e rifiuti e che sia libera da profitti, in ossequio ai referendum del 2011?
3. Proporresti di inserire nello Statuto del tuo Comune i principi relativi all'acqua bene comune e diritto umano essenziale ed universale?
4. Pretenderai dal gestore del servizio rifiuti il raggiungimento degli obiettivi del Piano Regionale? Sei d’accordo sulla necessità di ridurre il ricorso al termovalorizzatore e di non importare rifiuti da fuori provincia?

LE RISPOSTE: 

ALSENO:

MARISA BENZI  (“ABC - ALSENO con BENZI CAMBIA”)
Ho letto i vostri quesiti e rispondo si ai primi tre quesiti, tra l'altro ho già inserito un apposito punto nel programma.
Al quarto punto l'argomento va approfondito e per ora è no.
A presto
Marisa Benzi

CALENDASCO:

PIETRO LUIGI TANSINI (“LA NOSTRA TERRA CALENDASCO”)
1- Si
2- Si
3- Si
4- Si
Ci batteremo, vincenti o non, contro tutte le prevaricazioni degli imprenditori disonesti!
STEFANIA LOSI (“GRANDE CALENDASCO LOSI SINDACO”)
Penso che le risposte non possano essere ricondotte nel quesito proposto. In passato vi è stato l'impegno pubblico che ha costituito e costruito, con denaro pubblico, molti impianti, poi privatizzati. Ora i contribuente dovranno sostenere le spese di ammodernamento delle fognature e reti idriche con una ulteriore tassazione applicata direttamente sulla bolletta, nonostante che nel corso di questi anni, le tariffe applicate consentissero margini per tali investimenti. Vi sono, anche oggi, regole che impongono alle società, nel momento di chiusura annuale della loro attività, quindi con il bilancio di rendere conto di quanto fatto e dei loro intenti imprenditoriali. Bilanci che devono anche essere oggi certificati da società all'uopo create. Quindi, è sulla base di questi dati che bisogna lavorare e chi non dimostra, come avviene anche e soprattutto per i piccoli imprenditori, di non avere le necessarie caratteristiche e lungimiranze, spesso deve cedere le armi e chiudere. Questo però non avviene per chi amministra in forma pubblica o privata la cosa pubblica e troppo spesso di queste mancanze non si parla e si parla poco, troppo poco. Ritengo che su queste cose si debba far leva, quindi su una corretta amministrazione dei beni pubblici. In due parole il nostro papa ha sintetizzato concetti importantissimi che non possono mai essere dimenticati:“Chiedo a quanti hanno responsabilità politica di non dimenticare due cose: la dignità umana e il bene comune”.
A vostra disposizione. Stefanina Losi

CAORSO:

MAURO BARONCINI (“MOVIMENTO 5 STELLE CAORSO”)
Noi, Cittadini del Movimento 5 Stelle di Caorso, siamo consapevoli che:
  • L’acqua rappresenta fonte di vita insostituibile per gli ecosistemi, dalla cui disponibilità dipende il futuro degli esseri viventi.
  • L’acqua costituisce, pertanto, un bene comune dell’umanità, un bene comune universale, un bene comune pubblico, quindi indisponibile, che appartiene a  tutti.
  • Il diritto all’acqua è un diritto inalienabile: l’acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti, l’accesso all’acqua deve  essere garantito a tutti come un servizio pubblico.
  • Oggi in Italia se ne sta privatizzando la gestione, che non può essere scissa dalla proprietà. E’ l’acqua dunque che viene sottratta alla proprietà collettiva e trasformata in una merce, al pari di altre per trarne profitto.
  • Per impedire questa deriva un milione e 400mila cittadine e cittadini hanno chiesto un referendum per ribadire che l'acqua deve essere un bene comune, garantito dalla proprietà e dalla gestione interamente pubbliche, dalla partecipazione di cittadine e cittadini e il controllo diretto da parte delle comunità  locali.
Perciò ci impegniamo a sostenere le ragioni del Comitato Acqua Bene Comune di Piacenza.
Se eletti ci impegniamo, altresì, a promuovere e sostenere, con i mezzi istituzionali a nostra disposizione, una politica di gestione dell'acqua finalizzata a:
  • la ripubblicizzazione del servizio idrico nella nostra provincia;
  • preservare e salvaguardare le risorse idriche e favorire l’accesso all’acqua per tutti, come diritto a partire dal proprio territorio;
  • ridurre il consumo e gli sprechi di acqua potabile a livello di comportamenti ed usi quotidiani, privilegiando per bere il consumo di acqua di rubinetto in  casa ed a sollecitarne l’uso nei luoghi pubblici;
  • assicurare la più ampia partecipazione della cittadinanza nel controllo e nella gestione
  • ribadire l'acqua come un bene non commerciale, garantito come diritto, e per questo non disponibile a speculazioni di natura commerciale o finanziaria.
In fede.
Per il Movimento 5 Stelle di Caorso – Il Portavoce
Mauro Baroncini

COLI:

MASSIMO POGGI (“PERINO-COLI”)

Il Comune di Coli, anche nel programma elettorale 2014/2019 a me collegato, ha indicato il percorso verso l'eventuale gestione pubblica del servizio Idrico come prioritario.
Confermo la disponibilità all'accettazione delle domande, da condividere in Unione Montana Valle Trebbia e Luretta, di cui, al momento, sono peraltro assessore all'ambiente pro tempore.
Il sindaco di Coli 
Poggi Massimo

CORTE BRUGNATELLA:

STEFANO GNECCHI (“Cortebrugnatella, Partecipazione è cambiamento”)

1) Assolutamente si. Lo studio di fattibilità sul tema indicato è il minimo
2) Assolutamente favorevole ad una società di Comuni (anche Unioni) che sono
l'istituzione più vicina ai cittadini e quindi quella più controllabile.
3) Si
4) Si. La salute di tutti viene prima degli interessi economici di pochi.
Cordialmente.

Stefano Gnecchi - Candidato Sindaco Corte Brugnatella

GAZZOLA:

ENRICO CACCIALANZA (“Vivere Gazzola”)

Punto 1: La lista sostiene la necessità di realizzare un serio progetto di fattibilità per una gestione completamente pubblica del Servizio Idrico Integrato e del Servizio rifiuti, che contribuisca ad avere un quadro più preciso e completo delle alternative possibili, fra società mista e società completamente pubblica, alternativa su cui il Consiglio Comunale futuro possa responsabilmente esprimersi.

punto 2 : La lista "Vivere Gazzola" si impegna ad esprimersi sul punto solo a seguito della chiara definizione di un serio studio di fattibilità di una società pienamente pubblica di gestione del servizio idrico integrato, come richiesto al punto 1.

punto 3 : pur concordando in linea generale sul principio dell'acqua come bene comune la Lista Vivere Gazzola non può impegnarsi, fin da ora, per una modifica statutaria del Comune stesso, che è espressamente compito esclusivo del Consiglio Comunale, non ancora espresso.

punto 4 : la Lista "Vivere Gazzola" concorda sul punto

OTTONE:

FABIO TORNARI  (“UNITI PER OTTONE E LE SUE FRAZIONI”)
Credo sia fondamentale una premessa: una persona prima che come Amministratore può essere d'accordo o non d'accordo su una questione pubblica ma nel momento in cui la maggioranza degli italiani si esprime in un senso tramite referendum non deve neanche più porsi una domanda, ma rispettare la volontà della maggioranza: questa è la democrazia.
Vado a rispondere alle domande:
1) Si. Ricordando che io sono uno di quelli come tanti altri che nelle frazioni si gestisce l'acqua ancora pubblica per fortuna e che vuole che resti della frazione ovvero pubblica e di tutti.
2) Si.
3) Penso che lo Statuto di un Comune non appartenga ad una amministrazione ma ai cittadini. Se a valle di un'assemblea pubblica sul tema i cittadini mi indicheranno quella strada, quella sarà la strada da seguire e che seguirò.
4) Oggi la gestione dei rifiuti a Ottone è comunale e credo che pubblica dovrà restare. Sono convinto che sia necessario l'impegno di tutti i cittadini, me per primo, per aumentare la percentuale di raccolta differenziata sia per un beneficio ambientale sia economico perché così potremmo ridurre la "tassa sulla spazzatura". Credo sia la strada giusta da seguire per tutti e così facendo la quantità di rifiuti da incenerire si ridurrà, migliorando la qualità dell'aria. Sono contrario sull'importare i rifiuti da incenerire da altre Province.
Alla prossima domanda, Fabio Tornari

FEDERICO BECCIA (“OTTONE LIBERA”)
In risposta ai quesiti di acqua bene comune, noi diciamo quattro volte si.
Ci impegneremo affinchè venga rispettata la volontà popolare espressa con il referendum del 2011, perché la gestione dell'acqua deve essere pubblica.
Ed è nostra intenzione implementare la raccolta differenziata, per avere una gestione dei rifiuti migliore.
Federico Beccia e la Lista Ottone Libera


PODENZANO:

MATTEO BOERI (“Movimento 5 stelle Podenzano”)
1 - Siamo disposti a sostenere la realizzazione di un serio progetto di fattibilità per una gestione completamente pubblica del Servizio Idrico Integrato e del Servizio rifiuti
2 - Ci impegneremo a sostenere la costituzione di una società di Comuni, interamente pubblica, che gestisca in proprio acqua, depurazione e rifiuti, che abbia inoltre come requisito l'assenza di profitti.
3 - Ci impegneremo per inserire nello Statuto Comunale i principi relativi all'acqua come bene comune e diritto umano essenziale ed universale.
4 - Pretenderemo dal nostro gestore del servizio rifiuti perlomeno il raggiungimento degli obiettivi del nuovo Piano Regionale dei Rifiuti. Siamo consapevoli sulla necessità di ridurre la portata dei rifiuti da destinarsi all’incenerimento e quindi anche del ricorso all'importazione di rifiuti extra-provinciali e siamo favorevoli alla costruzione (all'interno della Provincia o dell'Unione dei Comuni Valnure-Valchero) alla costruzione di un centro di riciclo specializzato (a freddo) sul modello di Vedelago (TV), potendo usufruire di fondi Europei destinati a tal scopo
Ringraziando sentitamente per la cortese attenzione, porgo cordiali saluti.
Matteo Boeri

ROBERTO SPINOLA  ("Cominciamo il futuro”)
Qualora le precisazioni in calce ai 4 punti rispondono al vero, a titolo personale e non collegiale (condivisione dell’ipotetica giunta in caso di buon esito delle elezioni) esprimo parere favorevole.
Sindaco Comune di Ponte dell’Olio   Dr. Roberto Spinola

PONTE  DELL’OLIO:

PIERA REBOLI  (“Tradizione e sviluppo Pontedellolio”)
Con il conforto del referendum 2011 sulla gestione dell’acqua pronunciatosi per affidare completamente all’ente pubblico e non a una società mista, con la convinzione personale condivisa ampiamente che le operazioni di privatizzazione in Italia sono molto pericolose per l’annidarsi del malaffare e infine con la certezza che l’acqua sia un bene vitale per la vita quotidiana, da salvaguardarsi ad ogni costo senza badare a economizzazioni pericolose per la distribuzione e per la salute dei cittadini, dichiaro di essere favorevole alla gestione pubblica dell’acqua in quanto bene inalienabile per il bene comune.
PIERA REBOLI

PONTENURE:

CARLA SERENA ECCHER (“PONTENURE CHE VERRA’”)
1. Sicuramente SI. Lo studio di fattibilità è la strada per verificarne i punti di forza verso gli attuali sistemi di gestione.

2. Senza scartare a priori questa formula è comunque necessario usare la massima prudenza nella costituzione di tali società.
Fino ad ora le società solo pubbliche hanno dato prova di diventare progressivamente centri di potere politico che nulla hanno a che vedere col bene comune.
Vi è poi la complessità della composizione:
- Consigli comunali (che tipo di rappresentanza?)
- Lavoratori (Chi? Le rappresentanze sindacali? Eletti come?)
- Cittadini (Scelti come?)

3. Sicuramente SI

4. a) Sicuramente SI. Però il raggiungimento di questi obiettivi non dipende solamente dal gestore, ma anche da un concreto e diffuso piano di sensibilizzazione della cittadinanza
b) Sicuramente SI. L'auto sufficienza territoriale nello smaltimento attraverso termovalorizzatore è fondamentale, così come il suo graduale superamento.
Carla Serena Eccher
Candidato Sindaco nel Comune di Pontenure alle elezioni amministrative del 25 maggio 2014
per la lista civica "PONTENURE CHE VERRA'"

RIVERGARO:

SILVANA MASERATI (“ESSERE RIVERGARO”)
Cosa farà ESSERE RIVERGARO, se sarà eletta, per il capitolo acque?
Il comune di Rivergaro valuterà tutti gli aspetti correlati alla gestione del servizio idrico, alla luce dell’esito del referendum di cui condivide integralmente lo spirito. Per quanto attiene alla gestione dei rifiuti, è materia che presenta criticità e problematiche differenti, con ricadute economiche importanti e un oggettivo posizionamento strategico di enti e imprese, evidenze che richiedono un approfondimento importante e il cui esito non può essere oggetto di dichiarazioni superficiali o inadeguate. Detto questo, la nostra lista, qualora fosse eletta, si impegna a promuovere le seguenti posizioni e iniziative :
 ESSERE RIVERGARO condivide l’esito del referendum e definisce l’acqua un bene comune vitale che, nell’utilizzo quotidiano, non può essere oggetto di profitto. Il profitto resta limitato alla commercializzazione delle acque in bottiglia e all’utilizzo delle acque industriali;
 ESSERE RIVERGARO è favorevole allo studio di un piano di fattibilità per valutare la sostenibilità di un servizio idrico integralmente pubblico, la cui redazione sarà da condividere con gli attori istituzionali interessati;
 ESSERE RIVERGARO si farà promotrice di una campagna di sensibilizzazione verso tutti gli utenti per abbattere i consumi di acqua nelle abitazioni;
 ESSERE RIVERGARO si impegna a redigere un allegato allo strumento urbanistico vigente che preveda, per le nuove costruzioni, l’obbligo di installare una vasca di accumulo delle acque piovane che potrebbe essere impiegata per l’irrigazione dei giardini e/o in alternativa anche per gli utilizzi non idropotabili (sciacquone water, lavatrice, etc.). Questa iniziativa garantirebbe nel tempo il risparmio di importanti risorse idriche ;
 ESSERE RIVERGARO avvierà al più presto uno studio del territorio in collaborazione con istituzioni scientifiche volto a censire e valorizzare le risorse idriche del territorio, lo stato dei laghetti naturali e artificiali di accumulo ed il loro stato di manutenzione, la salvaguardia e valorizzazione delle aree umide. Questo studio avrà lo scopo anche di valutare gli effetti della ruscellazione superficiale incontrollata delle acque nel dissesto idrogeologico che sta vivendo parte del
territorio comunale.

SAN GIORGIO P.NO:

GIUSEPPE QUATTRINI  (“SCEGLI SAN GIORGIO”)
1. La volontà espressa dalla maggioranza dei Cittadini che hanno votato per il referendum del 2011 va rispettata. Tuttavia, per evitare “salti nel buio”, apprezzo l’idea di costruire un serio progetto di fattibilità della gestione pubblica del servizio idrico integrato e dei rifiuti.
Un simile impegno ci vedrebbe sicuramente partecipi qualora i lavori venissero svolti nella massima trasparenza. A questo scopo chiediamo di conoscere i citati O.d.G. del Consiglio Comunale di Piacenza e l’appello sottoscritto dai 23 Sindaci ed Amministratori del territorio.

2. La costituzione e ancor più la partecipazione ad una società di Comuni, sotto il controllo dei Consigli Comunali, per la gestione in proprio del servizio idrico integrato e del servizio rifiuti è la naturale conseguenza del raggiungimento degli obbiettivi di progettazione di cui al punto precedente.

3. Sono pienamente d’accordo, a patto che siano attentamente valutati detti principi e che sia approvata la proposta di legge depositata presso la Camera dei Deputati il 20 marzo 2014.

4. Sono ancora pienamente d’accordo, anche sulla scorta dei deludenti risultati della gestione della raccolta differenziata che anziché produrre, come promesso, una riduzione delle tariffe ne ha provocato il continuo aumento.
Cordialmente
Giuseppe Quattrini

MASSIMO TERZONI  (“SAN GIORGIO 5 STELLE”):
1- Sicuramente sosteniamo l'avvio di uno studio di fattibilità per la creazione di una società totalmente pubblica per la gestione dei servizi idrico e rifiuti. Non fosse altro che per avere dei dati da comparare e su cui poi poter discutere.
2-Sicuramente siamo d'accordo anche con questo punto, nel nostro programma abbiamo infatti inserito la difesa dello spirito del referendum. Essendo inoltre all'interno dell'Unione Valnure -Valchero anche dal punto di vista statutario (art. 2 comma 1 statuto "Unione Valnure-Valchero") siamo autorizzati a prendere in considerazione la gestione pubblica dei servizi idrico e rifiuti.
3-L'inserimento di questo principio nello statuto del Comune è sicuramente una cosa fattibile, credo che anche a livello di consiglio comunale non ci dovrebbero essere particolari resistenze.
4-San Giorgio è stato il primo comune (dal 2007) ad avviare a titolo sperimentale il servizio di raccolta porta a porta. Quando si è trattato di passare alla tariffa puntuale, come previsto dal progetto originario, si è fermato tutto e si continuano a pagare 12 svuotamenti annui a prescindere. Questo deve assolutamente cambiare e si deve continuare sulla strada dell'incentivazione della raccolta differenziata, senza porsi limiti ma cercando di arrivare sempre più avanti. Il piano rifiuti regionale deve essere una base da cui partire, gli obiettivi devono essere ben più ambiziosi. Per quanto riguarda l'importazione di rifiuti da fuori provincia direi che ci sia poco da dire, solamente NO.
A presto
Massimo Terzoni

SARMATO:

GIUSEPPE RIVA (“SARMATO BENE COMUNE”)
la presente a riscontro della vs. email, premettendo che ho dato alcune brevi risposte riservandomi di approfondire nello specifico le tematiche e gli accordi già intrapresi e vigenti nell'ambito e da ATERSIR. Tuttavia mi permetto di esprimere la mia condivisione sul principio che l'acqua, la sua gestione e distribuzione, non debba essere vista come un'attivtà di profitto ma un bene della collettività, visto l'impegno negli anni di tutti gli italiani per la costruzione di acquedotti, pozzi e ecc.

Relativamente alla domanda 1)
Lo studio di fattibilità da Voi proposto potrebbe riguardare innanzitutto l'organizzazione per la gestione e manutenzione delle reti acquedottistiche con ricorso a personale interno per le attività ordimarie ed a quello esterno per gli investimenti sostanziali.
Occorre una valutazione attendibile e precisa che tenga conto di tutte le realtà comunali del territorio provinciale, oltre che le regole eventuali per la realizzazione degli investimenti.
La gestione completamente pubblica deve avere come obiettivo primario il contenimento dei costi in bolletta ed un adeguato servizio territoriale.
  
Relativamente alla domanda 2)
Il tutto dipende da anche quanto affermato al punto precedente. Si potrebbe pensare eventualmente alla costituzioni di società o consorzi all'interno delle nascenti Unioni dei Comuni. 

Relativamente alla domanda 3)
Innanzitutto inizierei a non far pagare l'acqua ai comuni per gli edifici pubblici, per l'innaffio delle aree verdi e per tutte le utenze comunali. I pozzi, gli acquedotti, le reti, sono state realizzate con i soldi dei cittadini nel corso di tanti anni.

Relativamente alla domanda 4)
Mi riservo di analizzare piu' nel dettaglio il piano regionale rifiuti: tuttavia posso affermare che negli anni scorsi c'è  stato venduto lo slogan che piu' differenziavamo piu' le bollette diminuivano. Invece negli anni, per tutta una serie di fattori il costo a carico degli utenti, collegato anche alle alte imposte sulla casa, sembra essere sempre maggiore.
Se vi sono degli obiettivi condivisi, ed il gestore se ne assume l'impegno e l'onere, bisogna raggiungerli e su questo non bisogna fare sconti.
Cordialmente

Giuseppe Riva

ZIANO:

CHIARA POZZI (“IMMAGINA ZIANO”)
SI
SI 
SI
SI
CON CHIAREZZA  E SENZA AMBIGUITA'

Buon lavoro
Chiara Pozzi




I 21 candidati (su 88) che NON siamo riusciti a contattare sono Garavelli di Besenzone, Pasquali di Bobbio, De Falco di Caminata, Rocchetta di Castell’Arquato, Pantrani di Cerignale, Cazzarini di Coli, Bossini e Macellari di Corte Brugnatella, i candidati di Farini, Francesconi di Gazzola, Oddi e Calestani di Morfasso, i candidati di Nibbiano e di Pecorara, Segalini di Piozzano, i candidati di S. Pietro in Cerro e Vernasca, Trevisan di Zerba